Il pm che indaga sulla sanità di Vendola: mi hanno boicottato

Una lettera avvelenata, un colpo di coda dopo il trasferimento che suona come un attacco alla guardia di finanza e ai vertici della procura. Pino Scelsi, il pm barese dell’inchiesta Tarantini, da pochissimo trasferito alla procura generale, ha scritto al Csm per denunciare una sorta di boicottaggio sul filone escort dell’inchiesta sulla malasanità, quella che ha portato tra l’altro all’arresto del vice di Vendola, Sandro Frisullo. Un filone nato a giugno del 2009 con le dichiarazioni di Patrizia D’Addario sulle sue notti con il premier a palazzo Grazioli.
Scelsi, nella missiva spedita a Palazzo dei Marescialli, non entra nel dettaglio dell’inchiesta sulle tangenti sessuali né azzarda ipotesi di reato o qualificazioni giuridiche. Ma dice, e nemmeno tanto velatamente, di essere stato esautorato dalle indagini, puntando il dito su tre elementi, dei quali chiede al Consiglio superiore della magistratura di valutare la correttezza. Il primo è il ritardo degli inquirenti della Guardia di Finanza nell’inviare l’ultima informativa sul caso in procura. Un ritardo che si è protratto anche successivamente ai molti solleciti dello stesso Scelsi, che era prossimo al trasferimento al suo nuovo incarico quando il documento delle fiamme gialle è finalmente arrivato in procura. Il secondo punto «attenzionato» dall’ex pm, connesso al primo, tira in ballo l’ex «capo» della toga barese, perché riguarda la decisione del capo della procura di Bari, Antonio Laudati, di trattenere per sé quell’informativa al suo arrivo negli uffici giudiziari, impedendo così a Scelsi di prendere visione delle carte prima di dover fare le valigie (carte che, presumibilmente, hanno invece visto gli altri magistrati al lavoro con lui sull’inchiesta, Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, considerato che la chiusura delle indagini sarebbe ormai prossima). Infine, dopo essersi lamentato di un ritardo, Scelsi accende le luci su un anticipo. L’ex pm ha infatti segnalato nel documento inviato al Csm anche l’irritualità della tempistica del suo trasferimento, sostenendo che dal momento della firma apposta dal Guardasigilli sul suo decreto di nomina all’effettivo trasferimento alla procura generale sarebbe dovuto passare un lasso di tempo maggiore, quello necessario a pubblicare il nuovo incarico sul bollettino ufficiale, e che invece Scelsi si sarebbe trovato nel suo nuovo ufficio in anticipo di un mese, lasciando così prima del tempo la procura e, va da sé, anche l’inchiesta sulle escort.
Questi i tre chiarimenti richiesti dall’ormai ex pm al Csm, che nella lettera infila però, senza darne valutazioni, anche un episodio avvenuto nell’estate del 2009, poco dopo lo scoppio dell’affaire D’Addario. Il riferimento è a un incontro con Antonio Laudati, nominato a capo della procura barese proprio a luglio, e insediatosi nel nuovo ufficio a settembre, lo stesso giorno in cui i verbali segretati di Tarantini (dove l’imprenditore barese raccontava come aveva tentato di accreditarsi con Berlusconi anche portando ragazze alle feste del premier) finivano pubblicati sul Corriere della Sera. Scelsi ricorda che prima dell’insediamento ufficiale Laudati volle incontrarlo, chiedendogli di ragguagliarlo sullo stato delle indagini, e quel primo faccia a faccia avvenne in presenza di due ufficiali della GdF che si occupavano dell’inchiesta (Salvatore Paglino, poi indagato dalla stessa procura barese per stalking nei confronti di una testimone e peculato, e Gianluigi d’Alfonso) e del generale delle fiamme gialle Vito Bardi. Un riferimento che non appare casuale alla luce degli sviluppi napoletani dell’inchiesta sulla P4, che vede Bardi indagato e Laudati indicato a verbale da Bisignani come uno dei vertici della Finanza con cui il parlamentare Alfonso Papa sosteneva di essere in buoni rapporti.