Il pm che ipnotizza i testimoni

Viaggio tra le sanzioni disciplinari del Csm: errori e negligenze all'ordine del giorno. Un pm di Ancona pur di trovare un colpevole di un omicidio, improvvisava sedute "per recuperare i ricordi rimossi"

C’è il giudice che attraverso un sito bombardava di giudizi negativi i colleghi. C’è un magistrato che pur di carpire una notizia arrivava ad ipnotizzare un povero teste e un altro ancora che accumulava ritardi su ritardi nel deposito dei provvedimenti.

A leggere le sentenze del 2007 emesse dalla sezione disciplinare del Csm si resta a bocca aperta. Possibile che nelle aule di giustizia si commettano tali errori o ritardi? Certo, quattro o cinque pecore nere su migliaia e migliaia di toghe sono poca cosa, ma le storie che arrivano a pelle di leopardo un po’ da tutta Italia fanno venire i brividi.

A.R.. aveva messo su un sito in quel di Reggio Calabria. Il nome? Tutto un programma: www.malaiustitiacaralitana.it: da lì, a scorrere il capo d’incolpazione, «formulava giudizi dal contenuto altamente diffamatorio nei confronti di diversi magistrati in servizio presso il Tribunale di Cagliari e presso la Procura di Palermo». In particolare, se la prendeva con i giudici siciliani, in riferimento alle indagini che quella Procura aveva effettuato in occasione del suicidio del giudice Luigi Lombardini, fino a scrivere che «ad esser scomodi per certi poteri forti si rischia di finire nel tritacarne di una giustizia politicizzata, in grado di rovinare la vita di tante persone innocenti». Niente male, per una toga.

Come se non bastasse, A.R. diffondeva via internet il seguente simpatico messaggio: «Giovane magistrato, laureato con 110 e lode, pubblicazioni su riviste nazionali, stufo della propria attività e dell’ambiente in cui la svolge, esaminerebbe offerte lavoro nel settore giuridico o giornalistico o nel campo dei lavori finanziari». Il tutto sobriamente firmato zuzzerelloiol.it. Alla fine, la sezione disciplinare l’ha condannato alla perdita di anzianità di 1 anno.

R.L., invece, prestava servizio al Tribunale di sorveglianza di Bologna. E qui è passato di svarione in svarione fino a sfiorare il ridicolo su temi delicatissimi: «Concedeva ad un detenuto permesso con cadenza mensile per il compleanno della stessa figlia e ad un altro un permesso per l’imminente pericolo di vita del fratello per la cui morte aveva già concesso permesso».

Dopo aver fissato un compleanno al mese e resuscitato un defunto, R.L. commetteva altri clamorosi errori. Concedeva una serie di permessi premio «omettendo sistematicamente ogni attività istruttoria», ne concedeva altri a «detenuti cui tali tipi di permesso non potevano essere concessi», infine in un caso faceva tale e tanta confusione che «non era possibile individuare il tipo di provvedimento adottato». Per l’accusa, il dottor R.L. «trasgrediva ripetutamente il dovere gravante sui magistrati di comportarsi con diligenza e nel rispetto della legge». Risultato: la sanzione dell’ammonimento.

Sconcertante poi il comportamento della dottoressa I.B., sostituto procuratore ad Ancona. I.B. voleva evidentemente raggiungere una certa notizia di reato a tutti a costi, ma per farlo faceva letteralmente a pezzi le leggi, arrivando addirittura a sottoporre un teste «ad una seduta ipnotica al fine di recuperare ricordi rimossi». Certo, il procedimento in questione riguardava un reato grave, l’omicidio volontario, ma il Pm avrebbe dovuto valutare la norma che impedisce le esplorazioni nella mente umana. Invece niente: il 22 febbraio 2006 il teste veniva spremuto. Ora il Csm corre ai ripari con una sanzione tutto sommato soft: l’ammonimento.

Più grave la punizione per G.B. giudice a Milano. Nel suo caso, più che la psicanalisi occorre scomodare la pigrizia. O almeno questo si ricava leggendo i dati nelle mani del Consiglio superiore della magistratura: «Aveva accumulato ritardi superiori a sei mesi nel deposito di 39 sentenze e di 69 motivazioni di sentenze; tale ritardo era rimasto sostanzialmente invariato nonostante i numerosi solleciti ricevuti e i “piani di rientro” concordati». Non solo: «L’entità dei ritardi provocava sempre più frequenti rimostranze anche scritte e comunque grave e giustificato malcontento nel foro». Insomma, ci metteva del suo per rendere ancora più lenta la già malconcia giustizia italiana.

Infine, perla finale, per non farsi mancare niente ogni tanto saltava l’udienza già fissata: gli avvocati e le parti arrivavano in aula, ma lui non c’era, teneva il cellulare spento e non forniva alcuna giustificazione nemmeno in seguito. Anche per lui, il Csm ha stabilito la sanzione della perdita di 1 anno di anzianità.