Il pm chiede 8 mesi per Preziosi

da Genova

Otto mesi di carcere. Dopo essere stato scaricato dalla serie A alla serie C con tre punti di penalizzazione. Enrico Preziosi, presidente del Genoa, sta aspettando una nuova sentenza per la partita maledetta, quel Genoa-Venezia che due anni fa portò il Grifone in serie A per pochi giorni. E che resta legata ai quei 250mila euro in contanti trovati nell’auto di Pino Pagliara, direttore sportivo del Venezia, dentro a una busta e insieme a un contratto di compravendita del calciatore Ruben Maldonado. Per la giustizia sportiva quei soldi erano il prezzo pattuito perché il Venezia già retrocesso perdesse l’ultima partita di campionato, confermando il primo posto del Genoa. Per i pubblici ministeri genovesi Alberto Lari e Giovanni Arena, anche. Tanto che ieri gli stessi due magistrati hanno chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione di Preziosi e degli altri imputati (Pagliara, Franco e Michele Dal Cin, Stefano Capozucca e Matteo Preziosi) per frode sportiva.
Loro stessi hanno ammesso che l’accusa di associazione a delinquere grazie alla quale avevano ottenuto l’autorizzazione a intercettare le telefonate degli imputati non stava in piedi. Ma l’accusa «minore», quella che è già valsa la condanna peggiore in sede sportiva, resta valida. E ora tocca al giudice Roberto Cascini, dopo le arringhe dei difensori, decidere a chi dare ragione. Una scelta difficile, che anticipa in un certo senso anche il processo Calciopoli, perché nel corso delle udienze moltissimi testimoni hanno finito per dare sostegno sia alle tesi dell’accusa, sia a quelle della difesa. Maldonando, «protagonista» della trattativa, ha detto di non sapere nulla dei contatti, così come il suo procuratore. Entrambi hanno però aggiunto che nel calcio spesso i diretti interessati sono gli ultimi a sapere certe cose.