Il pm di Como: "Azouz va espulso dall’Italia"

La Procura contesta 316 episodi di spaccio. Sotto accusa per droga, il tunisino chiede il patteggiamento. Ma il
magistrato pone la condizione che venga applicata la Bossi-Fini. Il difensore: "Linea troppo dura"

Como - A un passo dall’espulsione. Lui, Azouz Marzouk, che nella strage di Erba ha perso la moglie Raffaella e il piccolo Youssef. Lui, il giovane tunisino dalla controversa popolarità, che ha diviso l’Italia col suo look griffato e le sue mai sopite tentazioni di far il gran salto nel mondo dello spettacolo, complice a suo tempo, che era addirittura il tempo dei funerali di sua moglie e di suo figlio in Tunisia, anche l’immarcescibile Fabrizio Corona.

Azouz Marzouk, l’uomo che mancava all’appello la sera della strage di Erba e quindi lapidato e accusato a torto, sulle prime, di essere il colpevole. Ma anche lo stesso uomo chiacchierato per quelle faccende di droga in cui si è trovato coinvolto e per le quali è finito, prima in carcere e poi agli arresti domiciliari. E ancora per alcune intercettazioni, non proprio edificanti, che avevano consentito agli investigatori di mettere insieme il puzzle di certe sue frequentazioni.
Depositata la richiesta di rinvio a giudizio per quei reati, il pubblico ministero Massimo Astori, lo stesso che sta preparando l’arringa per il processo di Erba, non ha dubbi sulla sorte che dovrebbe toccare al tunisino e insiste: il patteggiamento della pena ci sta ma ci sta anche e soprattutto la contestuale espulsione dall’Italia di Azouz Marzouk. Niente corsie preferenziali, niente sconti. Fuori, dunque. Come prevede la legge Bossi-Fini per questo tipo di reati quando e se commessi da extracomunitari. Legge che Astori ha preso alla lettera accompagnando la sua richiesta di rinvio a giudizio per Marzouk. E chi conosce Astori, magistrato di ferro, che ha dato prova di grande determinazione nel processo di Erba sa che non scherza e non vuol perdere tempo. Quando dice fuori è fuori, insomma. Tanto più che è stato lui, nel dicembre scorso, a far arrestare Azouz con l’accusa di far parte della «banda dei tunisini» che tra il 2001 e i primi mesi del 2007 avrebbe spacciato oltre venti chili di sostanze stupefacenti (hascisc e cocaina) per rifornire circa 200 clienti tossicodipendenti sparsi tra Como, Erba e il Lecchese. E contestandogli, questo per Astori basta e avanza a giustificare l'espulsione, non uno ma 316 episodi di spaccio.

Ma Azouz Marzouk, come marito di Raffaella Castagna non è cittadino italiano? «No, non lo è, o almeno, non lo è ancora», conferma con una punta di amarezza il suo legale, l’avvocato Roberto Tropenscovino, che gli è stato sempre a fianco nei penosi momenti delle udienze dibattimentali sulla strage, in Corte d'Assise a Como. «Quando ho assunto la sua difesa- spiega l'avvocato, ho scoperto che non aveva ancora fatto richiesta di cittadinanza italiana e di conseguenza l’ho consigliato di avviare subito la pratica. Ma i tempi sono lunghi e così Azouz è rimasto, e rimarrà ancora per un bel po’, un extracomunitario». Il legale, che proprio ieri mattina ha depositato la sua istanza di patteggiamento, proponendo per il suo assistito una condanna a tredici mesi, respinge con fermezza l'ipotesi dell'espulsione. «Occorre vedere, cosa che mi riservo di accertare, se il provvedimento previsto dalla Bossi-Fini è effettivamente applicabile anche nel particolare caso di Azouz. La posizione del pm , che peraltro rispettiamo- precisa il legale- non è per esempio sempre condivisa nella giurisprudenza corrente. In buona sostanza Astori interpreta con estremo rigore quella legge, ma io sono convinto che ci siano ottime ragioni, tra cui non ultima quella di un uomo che ha pagato già un prezzo troppo alto dalla vita, per non essere anche espulso dal Paese dove aveva scelto di vivere e di costruirsi una famiglia».

Promette battaglia, dunque l'avvocato Tropenscovino: «Le variabili che possono ricadere nel patteggiamento sono molteplici. Il fatto stesso che io abbia proposto per il mio assistito una pena di tredici mesi su una richiesta dell'accusa di 14 mesi, dà un’idea della lievità dei reati commessi. Altrimenti, parliamoci chiaro, sarebbe ancora in carcere. Quindi, a maggior ragione ci opporremo all’espulsione e, se la vicenda prenderà una piega diversa da quella che ci auguriamo vorrà dire che sceglierò la strada del rito abbreviato che consente anche il ricorso in Appello e in Cassazione. Così nel frattempo...». Così nel frattempo potrebbe arrivare per Azouz la tanto sospirata cittadinanza italiana? «Esattamente e allora tutta questa storia potrà finalmente venir ricondotta sui binari della giustizia verso un uomo che ha sì sbagliato, ma ribadisco, è in credito e non in debito con la società italiana. E oggi segue, come parte civile, con la tristezza nel cuore il processo per l'assassinio dei suoi cari». La parola spetta ora al giudice preliminare, Valeria Costi che dovrebbe fissare per settembre l’udienza. Un’udienza che riporterà, in ogni caso, il controverso Azouz nei titoli dei giornali.