Il pm difende la polizia: "Al G8 usò la forza solo contro i vandali"

"Non ci fu nessuna caccia all’uomo contro le tute bianche"

Genova - La prima volta le sue parole erano quasi passate inosservate, coperte dalle polemiche sulle «consulenze» della procura per il processo ai poliziotti del G8 di Genova. Ieri Andrea Canciani, il pm che si occupa del filone delle violenze di strada, ha ricalcato la sua requisitoria. E ha sottolineato quello che molti hanno cercato di nascondere a livello politico, grazie anche alle inchieste giudiziarie: Genova è stata messa a ferro e a fuoco dai no global, non dalla polizia. A Genova i «pacifisti» non erano poi così pacificisti, ma violenti.

E basta con tutti i luoghi comuni usati finora dalla difesa (parlamentari di sinistra compresi) di chi in piazza ha dato vita alla guerriglia. Stavolta è la magistratura genovese a dire questa verità. A raccontare così i giorni del G8 è il pm che lavora fianco a fianco ad Anna Canepa, leader ligure di Magistratura democratica, che non ha fatto le stesse esternazioni del collega, ma le sostiene in aula.
Eccole, le nette accuse di Andrea Canciani: «Non è vero che ci sia stata una caccia all’uomo da parte delle forze dell’ordine su manifestanti inermi, perché il corteo di via Tolemaide (quello formato dalle Tute Bianche) non era composto da pacifisti».

Ecco perché regge l’accusa di devastazione e saccheggio. E perché quell’accusa è nei confronti di 25 no global. Piuttosto una spiegazione dovrebbero darla certi politici che si sono schierati con quei falsi pacifisti. «Mi chiedo - ha infatti ribadito anche ieri il pm - cosa facessero i vari parlamentari, deputati, onorevoli presenti al corteo e i rappresentanti del gruppo di contatto tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Eppure erano chiare a tutti le immagini di quella guerriglia».

Per chi volesse in qualche modo continuare a sostenere che la distruzione di Genova è tutta colpa di poliziotti e carabinieri assassini, Canciani ha voluto essere ancora più esplicito: «Si è trattato di persone che hanno scelto deliberatamente di contrapporsi alle forze dell’ordine, non si stavano difendendo né erano in pericolo di vita». Non tocca a Canciani e Canepa occuparsi degli eventuali errori di chi gestiva l’ordine pubblico, ma i magistrati sulle responsabilità non hanno dubbi. Così come sul fatto che le cariche erano più che giustificate. E che chi non vuole la violenza non dovrebbe stare accanto ai violenti. Ecco infatti Canciani: «Un conto è manganellare un passante inerme, un altro è lo sfondamento degli scudi. L’intervento di un contingente sui cortei non può isolare le persone e scegliere tra violenti e non violenti».

Chi volesse ancora sostenere il contrario, finirebbe per dimostrare di parlare per sentito dire. Visto che il pm cita quelli che sarebbero i migliori, ipotetici testimoni: i genovesi. Super partes e davvero coinvolti in quelle giornate di guerriglia. Canciani li ha chiamati in causa indirettamente, e per rendere l’idea ha azzardato un paragone con un altro sollevamento popolare più recente: il Vaffa-day di Beppe Grillo, secondo il pm, «non è niente in confronto alla gente che protestava durante i giorni del G8, che urlava, piangeva e telefonava alla polizia per sapere cosa stesse succedendo in città, colpita da devastazioni e saccheggi».