Il pm dimentica la pratica: rapinatori liberi

Brescia, quattro slavi accusati per una serie di rapine nel 2007 sono stati scarcerati per decorrenza termini. Una delle vittime: "E' uno schifo, mia moglie non si è più ripresa"

Eugenio Barboglio

Brescia - Tutti fuori. Non importa se avevano rapinato una famiglia, sequestrato e minacciato per mezz’ora con una pistola e un coltello una donna, non importa se quello non era l’unico colpo, ma l’ultimo di una lunga serie. Non importa. Sono fuori, liberi come cittadini immacolati. Dopo neppure un anno di cella e nessuna condanna. Condanne? Manco a parlarne. Al processo non ci sono arrivati, la macchina della giustizia si è inceppata prima. Tre kosovari e il romeno che avevano assaltato una villa di Lonato, località non lontano dal Garda bresciano, il 30 aprile 2007 e seminato il terrore con altre rapine in villa tra le province di Brescia e Bergamo, sono stati scarcerati qualche giorno fa per decorrenza dei termini di detenzione. Il quinto, anche lui protagonista delle scorribande cruente dello scorso anno, è l’unico che non ha beneficiato della giustizia al contrario che anche stavolta ha funzionato in Italia: aveva già patteggiato. Gli altri invece hanno avuto «fiducia» nella lentezza dei nostri tribunali, e hanno visto giusto. Sono liberi.

La fiducia nella giustizia invece alle vittime è finita sotto le scarpe. Come dargli torto? Fausto Brunelli 61 anni e la moglie Lina Castellini, 58 anni, titolari del bar Sport di Lonato, erano rimasti nelle mani dei cinque a lungo, prigionieri nella propria casa, con la prospettiva terrorizzante che tutto potesse finire in un bagno di sangue, in un’Arancia meccanica in salsa padana. L’esperienza ha lasciato segni indelebili: la donna colpita da infarto ha iniziato quel giorno un calvario di ricoveri e non si è più ripresa completamente. Se non bastasse, vive nel terrore che l’incubo possa ripetersi, e allora si barrica in casa e il più piccolo rumore le spalanca un abisso di brutti ricordi e paure.

Ma in un certo senso il peggio doveva ancora arrivare. Se il peggio è assistere ai propri «torturatori» che tornano liberi nel giro di qualche mese. Usciti perché in un anno la procura di Brescia non ha chiesto né il rinvio a giudizio né la proroga delle indagini. Un’inerzia fatale. Un’inerzia che il Gip Luciano Ambrosoli non ha potuto che «registrare», firmando l’ordine di scarcerazione, e limitando i danni fatti dalla Procura, aggiungendo l’obbligo di dimora. Poca cosa se è vero che uno dei kosovari sarebbe già svanito nel nulla, evadendo dalla propria abitazione per rifugiarsi probabilmente all’estero. «È una porcheria - commenta Brunelli, il barista di Lonato vittima della banda -. Da quella sera mia moglie non si è più ripresa. Sta ancora male, ha paura di tutto. Non è più quella di prima, la brutta esperienza di quella notte ci ha segnato profondamente».

Durissimo il capo dei pm bresciani: «Quello che è successo è inammissibile - ha tuonato Giancarlo Tarquini. C’è stato un anno di tempo, i processi a carico di detenuti vanno celebrati nel più breve tempo possibile». Il procuratore capo ha detto di avere «inoltrato una nota al pm competente per avere chiarimenti» e aggiunto di voler sapere al più presto «perché non sono mai stato informato». E ora, al di là dell’amarezza delle vittime, quanto accaduto non significa decadenza del capo di imputazione. Insomma i quattro delle quattro rapine in quattro giorni dovranno rispondere. Il processo si celebrerà. Con o senza i kosovari e il rumeno. Ma potendolo attendere a casa e non dietro le sbarre, c’è da scommettere che sarà senza.