Pm, l'assalto giudiziario Hanno usato il satellite pur di spiare Berlusconi

Ecco il trucco della Boccassini & Co. per aggirare l’immunità del
premier: le immagini di <em>Google Earth</em> sulla residenza di Arcore agli atti
dell’inchiesta

Milano - Alla fine, i pm milanesi hanno trovato il modo per dare uno sguardo da vicino alla villa di Silvio Berlusconi, senza bisogno di mandati di perquisizione né autorizzazioni parlamentari: hanno usato le foto dal satellite. Per il pool di magistrati che indaga sul «Rubygate», la residenza milanese del capo del governo è il luogo dove si sono consumati una parte rilevante dei reati al centro dell’inchiesta: gli incontri del premier con «Ruby Rubacuori» quando era ancora minorenne, nonchè quelli con le altre ragazze che secondo la Procura facevano parte della «scuderia» di Nicole Minetti. Insomma, villa San Martino per Ilda Boccassini & Co. è il luogo del delitto. Ma gli investigatori della Procura non hanno mai potuto perquisirla e neanche metterci piede, perché - essendo la residenza di un parlamentare - è protetta dall’immunità. Sarebbe servita, per perquisirla, un’autorizzazione della Camera: che la Procura non ha nemmeno provato a chiedere, immaginando probabilmente come sarebbe andata a finire.

Dagli atti dell’inchiesta depositati a disposizione dei difensori - e resi noto, su questo punto, da un articolo di ieri del Corriere della Sera - si scopre che la magistratura ha escogitato un sistema semplice per aggirare l’ostacolo. Ha usato Google Earth, il software (liberamente disponibile su Internet) che consente di scaricare le immagini scattate dal satellite di qualunque angolo del globo. È quello che in gergo viene definito una «fonte aperta», cioè una banca di dati non coperti da segreto, ma la cui invasività della privacy dei cittadini è da sempre al centro di polemiche. E che in questo caso ha consentito agli inquirenti di scavalcare, anche se solo virtualmente, il recinto di casa Berlusconi.

La necessità di dare un’occhiata ravvicinata a villa San Martino nasceva da alcune delle innumerevoli fotografie sequestrate durante l’indagine alle ragazze che frequentavano le feste a casa del premier. Alcune di queste immagini ritraggono scorci di un parco. Ma si tratta effettivamente del parco di Arcore? Per trovare una risposta - secondo quanto riporta il Corriere - la polizia giudiziaria si è affidata semplicemente a Google Earth. E la risposta è stata, secondo gli investigatori, affermativa: si tratterebbe di «scorci pertinenti la residenza di Arcore».

Ma è normale che la residenza di un capo di governo, considerata in genere un obiettivo appetitoso per attacchi terroristici, venga «spiata» senza difficoltà dai satelliti? Ebbene sì. Google in passato si era impegnata a tutelare, schermandole, alcune immagini particolarmente «a rischio». Ma di fatto sono ancora tranquillamente disponibili le immagini del 1600 di Pennsylvania Avenue, ovvero la Casa Bianca, e del 10 di Downing Street. E di viale San Martino 30, la villa di Arcore.

Si tratta di una mappa «statica», di immagini scattate dall’alto che non consentono di individuare chi viene e chi va: anche per questo (e per il fatto che si tratta di materiale consultabile liberamente da qualche miliardo di persone) la Procura ha ritenuto che si trattasse di prove che si potevano acquisire senza violare le prerogative costituzionali del presidente del Consiglio. Più difficile deve essere risultato utilizzarle in concreto, visto che il livello di definizione delle immagini - almeno nella versione disponibile ai comuni mortali - non consente di verificare pianta per pianta se si tratti di sicomori o di rododendri. Ma per dare per certo che le immagini delle fanciulle fossero state scattate all’interno della villa, i pm sono ricorsi ad un’altra chance offerta da Google, cioè l’indicazione precisa dei gradi di latitudine e longitudine dei giardini privati del premier.

Poiché anche i telefonini di ultima generazione, come quelli sequestrati alle ragazze, registrano questi dati sulle immagini scattate, è bastato incrociare i due risultati per avere la certezza - ben più nettamente che dall’analisi delle celle telefoniche - che le protagoniste si trovassero effettivamente nella residenza privata di Berlusconi. Dopodiché, resta il fatto che le immagini non sembrano documentare (sempre stando al Corriere) nulla di illecito: ma questo è un altro paio di maniche.