Il pm non ha il tempo di rimediare all’errore

IL DANNO Innocente accusato di truffa da 4 anni a Genova per una svista burocratica

MilanoUn verbale di consegna letto e firmato in fretta e furia. Una distrazione del concessionario e, oplà, Paolo Bocedi, autista storico di Vittorio Sgarbi, si è ritrovato in un bel pasticcio. Anzi, nei guai: accusato di essere un volgare truffatore che con uno stratagemma si era impadronito di un’auto destinata al Procuratore di Genova. Al ministero della Giustizia, nel tempo, sono arrivate solo le multe collezionate portando freneticamente su e giù per la Liguria Sgarbi, all’epoca dei fatti sottosegretario ai Beni culturali. Bocedi invece è finito nel registro degli indagati e il suo nome alla gogna, in un comunicato dell’Ansa.
Naturalmente non era così. Ma chiudere un’inchiesta dev’essere più difficile che aprirla. Almeno in Italia. Almeno per gli standard della nostra giustizia. A quasi cinque anni dal sequestro della Punto turbodiesel, avvenuto il 13 febbraio 2004, Bocedi è ancora nel libro degli indagati. Non l’hanno più interrogato, non hanno chiuso l’indagine, non hanno fatto più nulla di nulla. E ora sappiamo che i Pm di Genova erano impegnati in altre vicende, vedi il G8, e non avevano il tempo di preoccuparsi di questo signore.
Qualche settimana fa, dopo uno stallo interminabile, l’avvocato Giampaolo Cicconi, difensore di Bocedi, ha chiesto un risarcimento per l’eccessiva durata del procedimento, ancora nella fase preliminare, alla corte d’appello di Torino. E Torino ha chiesto spiegazioni alla Procura di Genova. La risposta del pubblico ministero Enrico Zucca, datata 6 ottobre 2008, è un piccolo saggio sull’obbligatorietà dell’azione penale: «Il fascicolo non ha quindi più avuto trattazione e i termini per le indagini sono scaduti». Il caso Bocedi è caduto in letargo. Il perché è presto spiegato: «Il carico di lavoro (circa 1.000 procedimenti sul ruolo) e l’impegno del sottoscritto magistrato in processi di rilievo che ne hanno assorbito per quantità e qualità le capacità e i tempi lavorativi, hanno indotto all’adozione di una scala di priorità, parametrata alla gravità o complessità dei fatti oggetto di indagine, per la quale il procedimento in oggetto ha registrato una stasi».
L’auto è stata recuperata e girata alla magistratura, a questo punto il fascicolo poteva pure dormire sonni tranquilli. Con buona pace dell’ancora indagato Bocedi. Zucca ha molti faldoni sulla scrivania: «Per tutti valga il riferimento ai procedimenti aventi ad oggetto le indagini ed i giudizi per i noti fatti del G8». Così, fino alla sentenza, emessa fra le polemiche nelle scorse settimane. «L’adozione del provvedimento di indulto - è la chiusa del Pm di Genova - ha consolidato la scelta di priorità che ha portato a considerare ulteriormente non urgente o prioritaria la definizione del procedimento a carico di Bocedi». Ma sì, c’era il G8 e c’è l’indulto, che di fatto avrebbe azzerato l’eventuale, eventualissima, pena. L’onore di Bocedi invece può attendere. E lo Stato paga: 1.500 euro all’indagato perché l’archiviazione è ancora lontana.