Il pm: «Pista sorprendente» Forse Alessia e Livia sono ancora in Svizzera

FoggiaQuando ha pianificato il suo appuntamento con la morte ha pensato di disegnare un tragitto già fatto insieme alla moglie prima della separazione, come se volesse riconquistare un’ultima volta i frammenti di una felicità cancellata per sempre. Ma forse con lui, Matthias Kaspar Schepp, ingegnere di 44 anni, l’uomo in fuga che ha scelto di suicidarsi a Cerignola, in Puglia, non c’erano le figlie, Alessia e Livia, le gemelline di sei anni strappate alla madre e inghiottite in un vortice di dubbi e timori. «Potrebbero non aver mai lasciato la Svizzera», dice il procuratore di Losanna, Pascal Gillieron, al termine di un vertice con gli investigatori svizzeri, francesi e italiani. «È ovviamente una delle ipotesi che non dobbiamo escludere - precisa il magistrato -. Abbiamo effettuato ricerche che sono risultate vane, ma ripeto che una delle ipotesi è questa».
Insomma, dopo giorni scanditi da ricerche in una vasta fetta d’Europa, prende consistenza la possibilità che il destino delle bambine sia celato proprio là dove sono sempre state, a Saint Sulpice, sobborgo di Losanna, dove vivevano con il padre e la madre prima della separazione. Un’eventualità che per certi versi induce ad accostare la sorte delle piccole a quella di Francesco e Salvatore Pappalardi, Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina in Puglia, il paesone della Murgia barese dove sparirono il 5 giugno del 2006: li cercarono dappertutto, la provincia fu battuta palmo a palmo con agenti a cavallo, sommozzatori, elicotteri, furono controllati pozzi e casolari; e poi ancora: furono seguite piste che portavano all’estero, in particolare in Romania, fu accusato il padre, Filippo Pappalardi, che poi fu totalmente scagionato. E invece i fratellini erano sempre stati lì, a Gravina in Puglia, precipitati nella buio della cisterna di un vecchio palazzo abbandonato noto come «la casa delle cento stanze», dove erano andati per trascorrere un pomeriggio di giochi. I loro cadaveri furono trovati il 25 febbraio del 2008, la scoperta spazzò via mesi di ricerche.
Il caso è diverso da quello delle gemelline: di certo Alessia e Livia sono state rapite dal padre, ma esiste effettivamente la possibilità che le bambine non si siano mai spostate da Saint Sulpice. Tanto più che il procuratore di Marsiglia, Jacques Dellest, dice chiaro e tondo che «ci sono diverse chiavi di lettura» precisando che non vengono escluse «ipotesi sorprendenti». «Non abbiamo alcuna certezza – prosegue il magistrato – questa cosa per adesso resta un enigma».
Per risolvere quello che appare un vero e proprio rompicapo gli investigatori tentano di fare luce sugli ultimi giorni di Schepp, che ha scelto di morire alle 22,47 del 3 febbraio lanciandosi contro l’Eurostar Milano-Bari in transito dalla stazione di Cerignola-Campagna. I suoi spostamenti sono stati individuati grazie al telefono cellulare. Alle 15,50 del 30 gennaio l’uomo invia un messaggio sms alla moglie, Irina Lucidi, da Morges, nei pressi di Saint Suplice: «Riporto io le bambine domattina a scuola», c’è scritto; alle 18,04 risulta a Ginevra e alle 18,21 è in autostrada, vicino ad Annecy, in Francia. La moglie gli scrive: «Portale a scuola alle 7» e lui risponde «le bambine hanno bisogno di me». Alle 19,30 l’ingegnere è localizzato tramite il segnale del cellulare nella zona dell’aeroporto di Lione mentre otto minuti dopo è a St Bonnecy de Mur, periferia della città; infine: il 31 gennaio è a Marsiglia dove preleva 7.500 euro da cinque sportelli bancomat e parcheggia la sua Audi nera dalle 12 alle 14; sempre quella sera si imbarca sul traghetto per Propriano, in Corsica.
Tutti gli spostamenti sono adesso all’esame della polizia. E proprio su un particolare si sofferma la madre delle bambine, la quale non esclude che Schepp abbia raggiunto l’aeroporto di Lione per prelevare un complice.
Intanto, nelle ultime ore è spuntato un nuovo testimone, che dice di aver notato l’auto dell’ingegnere parcheggiata vicino al palazzo municipale di Propriano: a bordo, secondo la sua versione, c’erano un uomo, che non ha riconosciuto, e le gemelline. Gli investigatori sono a caccia di riscontri. Ma le indagini si presentano sempre più difficili. Il procuratore di Marsiglia, Dellest, spiega che gli esami sulle tracce biologiche rilevate nella cabina 211 del traghetto Scandola partito da Marsiglia «sono risultati imprecisi perché è stata ripetutamente lavata». D’altra parte, neppure nell’auto del padre sono state tracce; inoltre appare improbabile che i frammenti del navigatore della sua auto trovati vicino ai binari di Cerignola possano imprimere una svolta nell’inchiesta. E così il mistero sul destino delle gemelline diventa sempre più fitto.