Il «pm» Santoro contro D’Alema e Cuffaro

«Mi criticano per le dimissioni da Strasburgo: quando lo farà Massimo non ci sarà questo can can». E sul governatore siciliano: «Ha chiesto voti ai killer di Falcone»


Prima delle elezioni «si dimetteranno in tanti da Strasburgo, come D’Alema», perché ve la prendete solo con me?. Sorride beffardo, Michele Santoro, davanti a un Fabio Fazio più serio del solito. L’ex parlamentare europeo ds è il solito fiume in piena. Ma stavolta, davanti alle telecamere di Chetempochefa su Rai Tre in prima serata, non ha attaccato solo Berlusconi, ma anche i suoi “colleghi” della sinsitra. «L’Europarlamento si svuota, prima delle elezioni saranno in tanti a dimettersi, lo farà anche D’Alema. Voglio vedere se tutti i giornali, come il Corriere della Sera, ne parleranno tanto come hanno fatto con me».
Santoro non si dimostra per nulla tenero con i parlamentari europei. Per l’Europa, dice «è un brutto momento, politicamente. La Ue arriva sempre in ritardo», poi i segnali di malessere, «denunciati dal no francese alla Costituzione europea». Insomma, come dire che a Strasburgo si lavora male. Non lui, che da buon politico si appunta la sua medaglia sul petto: «Sono stato decisivo nella bocciatura di Buttiglione come Commissario Ue».
Alla domanda di Fazio: «Non credi di aver perso credibilità come giornalista», Santoro risponde, quasi avesse concordato la domanda: «Se avessi perso la mia credibilità mi avrebbero fatto lavorare subito». Poi l’autocandidatura, sempre sul canale che lo ospita: «Sulla rete dove lavoravo io sono sempre alla ricerca di conduttori per un programma d’informazione in prima serata, non vedo perché non potrebbero pensare a me». La stilettata a Berlusconi è veloce: «La questione è sempre sul suo tavolo. Bisognerebbe dirgli: “Ci vuole lasciar lavorare?” Se lui lo facesse potremmo girar pagina prima di un cambiamento politico».
Santoro si autodescrive come uno scolaretto emozionato e diligente, che aspetta di incontrare la maestra. Che in questo caso è il direttore generale Alfredo Meocci. La campanella suonerà domani: «Saro bravo», promette, poi il monito, occhi alla telecamera: «Io questa volta mi fermo solo quando la mia luce rossa si sarà accesa. Non andrò in giro a fare altre lezioni per il mondo». Eccone una: «Se Prodi vincerà le elezioni, mi auguro che non faccia le cose che ha fatto il suo predecessore, che liberi la tv dall’influenza della politica». Poi, un po’ deluso, se la prende con il presidente Petruccioli, reo di aver «invocato il ritorno di Ferrara che è stato ministro, così come il direttore di Raiuno è stato deputato e quello di Raidue assessore. Perché si rimprovera solo me?» Insomma le lezioni si danno e non si accettano.
La chiusura è degna del Santoro di Sciuscià e Il raggio Verde, così come il cavallo di battaglia: «Il governatore siciliano Cuffaro? Sono pronto ad andare a discutere pubblicamente con lui quando e dove vuole». Ma la sua tesi è inamovibile, e come troppo spesso gli accade senza contraddittorio. «In campagna elettorale ha trattato con gli assassini di Falcone, ha preso voti dalla mafia. In nessun Paese al mondo, Francia Germania o Inghilterra, questa cosa sarebbe tollerata».
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