Il pm: «Sbagliarono tutti, ma vanno assolti»

L’allonanamento dei bambini è stato profondamente sbagliato e tutti gli errori possibili sono stati commessi, ma non c’è rilievo penale. È questa, in sintesi, la conclusione raggiunta dal procuratore aggiunto Pietro Forno al processo a porte chiuse a carico di cinque imputati che hanno avuto un ruolo nell’allontanamento per 62 giorni dai genitori dei due fratellini di Basiglio, all’epoca di 9 e 13 anni, dopo il ritrovamento di un disegno a sfondo sessuale sotto il banco della più piccola, nonostante pochi giorni dopo una compagna di classe avesse confessato di averlo fatto lei.
Per questo il magistrato - che ha sostituito il titolare delle indagini, Marco Ghezzi, nel frattempo andato in pensione - al termine della requisitoria di ieri ha chiesto l’assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste» per la preside della scuola e un’insegnante accusate di falsa testimonianza, per un’altra maestra che risponde di false dichiarazioni al pm, e per uno psicologo e un’assistente sociale accusati invece di lesioni colpose. Il processo che si avvia verso la conclusione, la sentenza è prevista per il 20 luglio, è nato dalla denuncia dei genitori dei bambini, depositata dopo averli riabbracciati nel maggio del 2008. I fratellini erano stati allontanati dalla famiglia per decisione dei servizi sociali, dopo che il 14 marzo precedente una maestra aveva trovato il disegno che raffigurava due bambini in atteggiamenti sessuali con una didascalia che indicava che la bimba aveva rapporti a pagamento ogni settimana con il fratello. Immediati erano scattati gli accertamenti della procura e del tribunale dei minorenni, mentre la famiglia, i suoi avvocati e poi i periti di parte escludevano che l’autrice del disegno fosse la piccola. Tra l’altro alcuni giorni dopo una sua compagna di classe aveva ammesso di averlo fatto lei. La bambina era poi tornata a casa il 16 maggio e il bambino il 22 maggio 2008. Il giorno dopo ai cronisti il padre aveva detto tra le lacrime: «Mio figlio mi ha raccontato che quando si è ritrovato solo in auto con un vigile (in realtà uno psicologo, ndr), non ha fatto in tempo a salutare la sorellina portata via, che questo gli ha detto: “Se i tuoi genitori non faranno un percorso con noi, ti verranno cambiati il papà e la mamma”. Vi lascio pensare cosa può succedere nella testa di un bimbo. Portato in comunità dove lui per 47 giorni non sentendoci ha pensato a quello che gli era stato detto». Già, perché solo dopoq un mese dall’allontanamento, il ragazzino era stato avvicinato da una bambina che gli ha detto che i suoi genitori si stavano battendo per portarlo a casa. Mentre la piccola, una volta riabbracciati i genitori, consolava il padre, dicendo: «Facciamo finta che ho fatto un brutto sogno».
Poi a inchiesta avviata, il pm Ghezzi aveva fatto fare una perizia psichiatrica da cui risultava che il fratellino più grande era rimasto traumatizzato dalle modalità dell’allontanamento. Di qui l’imputazione di lesioni colpose per lo psicologo che avrebbe dovuto facilitare il passaggio nella comunità protetta e che invece avrebbe detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori. Ieri, però, Forno ha sostenuto che il nesso causale tra il trauma del bambino e le parole dell’imputato non è dimostrabile e che per questo va assolto. Allo stesso modo, per il procuratore aggiunto vanno assolto la preside e le due maestre - accusate a vario titolo di falsa testimonianza, false dichiarazioni al pm e falso ideologico per omissione - perché è vero che non hanno detto che un’altra bimba aveva ammesso di essere l’autrice del disegno, ma perché nessuno glielo avrebbe chiesto. Ed è vero anche, ha proseguito Forno, che la preside non lo aveva specificato nemmeno nella relazione ai servizi sociali, ma perché era una relazione sintetica.
Nel processo, che si tiene davanti al giudice Anna Maria Gatto, sono stati citati invece come responsabili civili il Comune di Basiglio e il ministero dell’Istruzione. «Tutta la vicenda è stata surreale - commenta il sindaco di Basiglio, Marco Flavio Cirillo -, prendiamo atto delle parole del procuratore, ma rileviamo che questa storia ha riversato fango su un’intera comunità e sulla cittadinanza. Hanno scritto che siamo un paese di razzisti, assurdo. Sono state dette cose incredibili che indubbiamente hanno causato un danno, quando sarebbe stato molto meglio che venisse tutelata la privacy delle persone. Ora aspettiamo la sentenza».