Il pm: «Se liberate le maestre meglio archiviare»

Arrivano quattro nuove denunce di abusi, indagata un’altra insegnante Ma la difesa fa a pezzi l’ordinanza che ha motivato gli arresti

Massimo Malpica

da Roma

Nessuna concessione alle argomentazioni della difesa, nessuna ammissione di una qualche debolezza dell’impianto accusatorio. Il pm di Tivoli Marco Mansi è convintissimo della colpevolezza delle sei persone indagate per presunti casi di pedofilia a Rignano Flaminio, arrestate lo scorso 24 aprile. Anche alla luce di tre nuove consulenze psicologiche per altri quattro bambini che denunciano presunti abusi: sarebbero «l’ennesima conferma» di quanto scritto nella richiesta di arresti poi accolta dal gip, Elvira Tamburelli. Mansi lo ha sostenuto nella lunga requisitoria con cui ieri ha chiuso le quasi nove ore di udienza al tribunale del Riesame di Roma: «Anche con i soli indizi emersi allo stato degli atti, chiederei il rinvio a giudizio». Così sicuro da aggiungere un nome all’elenco degli indagati. Si tratta di una maestra indicata come presunta autrice di abusi nelle denunce dei bambini che il pm ritiene di aver ora identificato. Manti è dunque sicuro dell’impianto accusatorio. Tanto che, ha insistito il Pm, se il Riesame dovesse decidere, oggi, per la scarcerazione degli imputati e per l’annullamento dell’ordinanza, allora «tanto varrebbe archiviare». L’unico punto sul quale la difesa concorda.
Perché per il resto le certezze del magistrato, che insiste sui «gravi indizi di colpevolezza» come giustificazione della custodia cautelare in carcere, si specchiano nella lettura inversa che di quelle carte danno gli avvocati degli arrestati. Secondo i quali non solo mancano gli indizi, ma l’ordinanza del gip è macchiata da «contraddittorietà e illogicità manifesta». Per il legale della maestra Silvana Magalotti, Giosuè Naso, di fronte al Riesame si è sottolineata l’«intrinseca inattendibilità delle prove, l’inquinamento delle fonti e la carenza di riscontri». E nella memoria difensiva presentata ieri da Franco Coppi e Roberto Borgogno, legali dell’autore tv Gianfranco Scancarello e di sua moglie, la maestra Patrizia Del Meglio, si va giù pesante. Cominciando dai «rilievi che emergono “a caldo” dalla lettura dell’ordinanza». Un elenco che non contempla mere anomalie o dubbi, ma attacca la struttura stessa del provvedimento, stigmatizzando il lavoro del pm, del gip e della consulente psicologica: «Approssimazione, errori metodologici, illogicità, travisamento degli atti processuali, approccio acritico ai problemi, violazione dei criteri di acquisizione e di tutela della genuinità della prova, violazione dei diritti della difesa, sistematica e pregiudiziale adesione all’impostazione accusatoria, sistematica e immotivata minimizzazione di imponenti elementi logici e di fatto favorevoli agli indagati, utilizzo acritico di valutazioni provenienti da tecnici di dubbia competenza, sui criteri di scelta dei quali regna il più assoluto mistero».
Le critiche della memoria di Borgogno e Coppi investono tutti i momenti della genesi dell’inchiesta, parlando di «grave vizio metodologico e logico-probatorio che mina in radice la costruzione accusatoria» a proposito dell’assenza «obiettiva» di riscontro ai racconti dei bambini, che «non può essere superata con l’acritico recupero dell’elemento da convalidare, cioè le stesse dichiarazioni dei bambini». Mancano poi elementi fondamentali, sottolinea la difesa, come «il dato temporale» delle presunte molestie, peraltro «sfuggite all’osservazione di qualsiasi testimone diretto». Non un dettaglio: «Si parla di fatti commessi - scrivono i legali nella memoria - da parte di più maestre riunite, ancora una volta senza che nessuno - incredibilmente - abbia mai notato la loro contestuale assenza dalla scuola».
I due avvocati rimarcano anche come Gianfranco Scancarello abbia «fornito precisi riscontri temporali circa l’organizzazione della sua giornata», spiegando che i suoi orari non erano compatibili con quelli delle molestie. Eppure, «è agevole constatare - annota la memoria - che non solo il pm non si è preoccupato né di riscontrare né (eventualmente) di smentire tali dichiarazioni, ma che soprattutto - e ciò davvero sorprende - l’ordinanza impugnata per una parte non le ha nemmeno considerate e per un’altra ha tentato di eluderle senza riuscirvi con argomentazioni la cui illogicità è del tutto evidente», mentre «avrebbe dovuto spiegare quali specifici riscontri oggettivi compiuti dal pm le consentano di ritenere che la ricostruzione di spostamenti e impegni lavorativi di Scancarello debba ritenersi inattendibile». Altro punto considerato decisivo nella richiesta di annullamento del provvedimento è la mancanza di riscontri medici commisurati alla gravità dei presunti abusi. Per Coppi e Borgogno dimostrano «l’infedeltà obiettiva dell’ordinanza impugnata ai referti medici, le gravi omissioni nella valutazione e nell’analisi di tali referti e le evidenti forzature operate nel vano tentativo di accreditare i racconti de relato dei bambini».
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