Il pm: «Sospetto di tangenti»

Tarfusser: «Siemens pagò 10 miliardi di lire con fondi neri, ora verifichiamo se arrivarono soldi illeciti a chi gestiva Italtel»

Gianmarco Chiocci e Gianluigi Nuzzi
Procuratore Cuno Tarfusser, alcune agenzie di stampa le attribuiscono questa frase: «Escludiamo di avere in atto un qualsiasi tipo di indagine a carico del presidente del Consiglio dei ministri. L’indagine riguarda possibili pagamenti illeciti da parte della Siemens nell’ambito dell’acquisizione di una quota dell’Italtel, vicenda che risale alla metà degli anni ’90. Tutto il resto è speculazione politica alla quale noi ci sottraiamo».
«Ma io questa frase non l’ho mai detta così. Io ho detto: “Escludiamo che il presidente del Consiglio dei ministri sia indagato nella nostra indagine”. Mai parlato di speculazioni. Il Giornale ha compiuto, per la parte che conosco delle indagini, una ricostruzione sostanzialmente corretta».
Le frasi a lei attribuite se le sono inventate?
«Guardi, da anni stiamo indagando sulle modalità di acquisizione da parte della Siemens di una quota significativa dell’Italtel. Non si tratta di un’indagine di questi giorni... ».
Quindi indagate per corruzione sulla vendita di Italtel (gruppo Iri) a Siemens?
«Sì certo, è corretto. Siamo partiti dall’accertato pagamento di Siemens, tramite fondi neri, a Giuseppe Parrella di circa 10 miliardi di lire a titolo di “mediazione”. Ora verifichiamo doverosamente se gli organi che controllavano Italtel abbiano ottenuto illeciti pagamenti dalla Siemens per avvantaggiarla rispetto agli altri acquirenti, ovvero At&t, Alcatel, Ericsson...».
E perché avete acquisite le fatture fatte dal presidente Prodi alla Goldman Sachs, advisor di Siemens?
«Su questo e sulle altre acquisizioni compiute in Italia non posso risponderle per un ovvio dovere di riservatezza investigativa».
Insisto, perché avete delegato anche accertamenti patrimoniali sui Prodi e le loro società?
«Anche questo è argomento coperto dal segreto. Stiamo verificando anche tramite rogatorie se ci sono stati pagamenti illeciti della Siemens verso l’Italia e chi siano stati gli eventuali percettori di dette somme».
A Bloomberg dichiarò che vi sono «alcune indicazioni che fondi di Siemens furono utilizzati per corrompere esponenti italiani». Avete delle idee precise?
«Noi guardiamo ai fatti e questi sono che Parrella ha ottenuto 10 miliardi tramite società off shore affinché un certo affare nell’ambito della telefonia che si stava privatizzando si orientasse nell’interesse di Siemens vista anche la concorrenza. L’ipotesi è che ci sia un illecito, una corruzione sottostante. Se in una gara per la telefonia mobile ci sono più concorrenti se uno vuole essere preferito non è lecito. Se lui vince ha avuto una corsia preferenziale per effetto di qualche intervento oleoso... è un’ipotesi investigativa».
Qual è il ruolo di Goldman Sachs?
«È una domanda da un lato pertinente, dall’altro molto delicata perché fa parte dell’indagine».
E il ruolo di Prodi?
«Il “non poteva non sapere” è lontano mille miglia dalla nostra forma mentis. Se anche dovessimo accertare che sapeva dell’operazione Italtel-Siemens bisognerà vedere se c’è stato un suo interesse personale... magari era per il sì perché pensava che la vendita fosse nell’interesse del Paese».
Dalle indagini più recenti dei tedeschi è emerso un nuovo conto segreto a Salisburgo sul quale sarebbero transitate tangenti Siemens per centinaia di migliaia di euro versate in tutto il mondo... potrebbe essere rilevante anche per la vostra inchiesta?
«Ci interessa particolarmente, stiamo già dialogando per avere gli estratti fino al 2002».