Il Po è in emergenza, ma non è colpa del caldo

Gent.mo dott. Granzotto, come tutti gli anni, giornali e telegiornali ci opprimono con drammatici servizi sul Po in secca, preannunciando catastrofi ecologiche, economiche e sociali. Questo d’estate, mentre d’inverno gli stessi ci riempiono d’ansia con le notizie riguardanti piene imminenti e alluvioni... tsunamiche. Dagli ultimi anni ’70 ai primi anni ’90 sono stato Amministratore delegato della Simpo Spa, società che ha eseguito, su incarico del Magistrato per il Po di Parma, un gigantesco progetto per la sistemazione, la navigabilità e la produzione di energia elettrica del fiume, basato essenzialmente sulla sua bacinizzazione (serie di sbarramenti che consentono di trattenere l’acqua in periodi di magra, e di smaltirla in periodi di piena), tecnica adottata in tutti i principali fiumi d’Europa, che infatti non restano in secca, non esondano e producono megawattora di energia pulita. Da tempo in pensione, ignoro l’uso che di tale progetto è stato fatto, ma vedo come tutti le conseguenze della sua mancata adozione.
Ing. Marcello Tessadri e-mail

Ogni anno la stessa storia, caro ingegnere. Arriva aprile e partono le geremiadi sul Po che muore e anzi è già morto e sepolto. Scatta allora l’«emergenza», si prefigurano rubinetti e docce a secco, orti e giardini bruciati dal sole, sete inestinguibile, disidratazioni a gogò e selvagge corse per accaparrarsi riserve di acqua minerale per cuocere lo spaghetto (lavarsi, come predica Fulvo Pratesi del Wwf, è un deplorevole, antiecologico e politicamente scorretto optional). E tutto perché canali e affluenti del Po in questo mese forniscono acqua per allagare le risaie e il Po medesimo, che già di suo ne fornisce a iosa, diminuisce di conseguenza la sua portata. Non intendo minimizzare - ma nemmeno drammatizzare - la «magra» di quest’anno, determinata principalmente dalla poca neve che è caduta sui monti. Ma delle due l’una: o si decide che non una goccia vada sottratta ai corsi d’acqua - grandi, piccoli, artificiali che siano - così che rallegrino la vista col loro placido o tumultuoso defluire, o si irrigano i campi, si alimentano le turbine, si riempiono pozzi e cisterne, si soddisfano le esigenze delle industrie rivierasche. Impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Quello che invece si può fare è di sfruttare meglio le nostre risorse. Pur non essendo la Svizzera, con un potenziale complessivo di circa 110 miliardi di metri cubi all’anno l’acqua certo non ci manca. Ma la sprechiamo. Lei, caro ingegnere, ci ricorda che da lungo tempo (io ne sento parlare da quando avevo i calzoni corti) è allo studio il progetto - ovviamente mai realizzato - per la sistemazione e la navigabilità del Po: l’«Autostrada bianca», ad alta valenza ecologica, in grado di liberare la tratta autostradale est-ovest dalla morsa del traffico pesante. Io aggiungo che il più grande acquedotto d’Europa - quello Pugliese: 15mila chilometri (ovvero quindici volte la lunghezza del Po), 19mila litri al secondo - è al tempo stesso quello con maggiori perdite al mondo. Un colabrodo: quasi il 45 per cento va disperso, gettato, non certo per colpa del dannato global warming, ma per le falle, la cattiva manutenzione, l’incuria e il disinteresse. Altro che Terra Madre la quale mette il broncio e ci fa pagare le nostre malefatte ecologiche, altro che “gas serra”, altro che Protocollo di Kyoto.