Un po’ di smacchiacorna ed Elin torna con Tiger

E così anche Tiger ed Elin Woods hanno marcato di prepotenza il loro ingresso nella top ten delle cosiddette «coppie riciclabili». In quella lista cioè di unioni matrimoniali/sentimentali nelle quali si è preferito schiacciare il tasto «delete» su corna-tradimenti-incomprensioni-litigi, e ci si è quindi ripresentati al «Via» del Monopoli coniugale come se nulla fosse accaduto.
In fondo, un bel Dixan smacchiacorna non lo si nega a nessuno. Figurarsi poi a una giovane coppia che, oltre a un paio di marmocchi, ha anche da spartirsi un floridissimo patrimonio e un'immagine di specchiata virtù. Certo, i panni sporchi sarebbe preferibile sciacquarli in casa, ma, a volte, complice un idrante birichino, non sempre le cose vanno come si desidera.
Stupisce, piuttosto, in questo inaspettato contesto da happy ending, il radicato istinto da crocerossina che al momento opportuno certe donne eroiche sanno scovare nelle pieghe più recondite della loro anima.
Come Madre Teresa di Calcutta accudiva i lebbrosi nel sudest asiatico, così, amorevolmente, con lo stesso spirito di sacrificio, Elin pare abbia deciso di continuare a prendersi cura in Florida di Tiger. Il quale non sarà certo un lebbroso, ma - che diamine! - è pur sempre un marito, per giunta «malato».
Accade però che esista una sottile linea di demarcazione, quella posta al confine tra gli «enta» e gli «anta», oltrepassata la quale l'esperienza insegna che le favole a lieto fine non esistono. Perché se è vero che abbiamo lasciato Biancaneve e il Principe Azzurro felici e contenti, è anche altrettanto vero che da quel giorno in poi ci hanno censurato il resto del loro tran tran apparentemente da fiaba.
Ora. Elin ha deciso di cercare di salvare il suo matrimonio. Ha deciso di prendersi cura del marito. Di un fedifrago ricoverato in una rehab. Di un fedifrago seriale, che per liberarsi del suo demonio interiore, dovrebbe essere esorcizzato da monsignor Milingo. Di un fedifrago dunque che, proprio perché «malato», sarebbe poco cristiano non perdonare. E qui finisce la favola.
Perché forse una scelta diversa sarebbe stata, invero, solo poco conveniente.
Già.
Perché Elin, come tutte le mogli del mondo, sa benissimo che gli uomini normalmente non cambiano e che, quindi, un marito maiale come Tiger è come un diamante, lo è per sempre. Ma sa anche benissimo che in una società nella quale l'immagine è il Santo Graal, l'abito fa il monaco. Come sosteneva Mark Twain, «un uomo nudo ha poca influenza sulla società, anzi, nessuna». E in questo momento - guarda caso! - il re Tiger è nudo.
Dunque, se lei agisce da buona samaritana e lo perdona, l'immagine di suo marito potrebbe guadagnare qualche punto percentuale. Qualche punto percentuale che porterebbe nuova linfa milionaria nei conti correnti.
Oltre a ciò, in un'ipotetica causa di divorzio, il riconoscimento della presunta «malattia» di Tiger (la sua bulimia ormonale, la sua passione per le lenzuola aperte, la sua dipendenza da sesso compulsivo, insomma) potrebbe essere l'ago della bilancia tra una sfacciata buonuscita milionaria e una passabile buonuscita milionaria.
Tanto vale, dunque, aggiungere un nuovo capitolo a questa infinita saga familiare: un mocciano «Scusa, ma non divorzio più» potrebbe essere proprio il giusto titolo.