Poca retorica e tanta musica, ecco il Live Aid per Genova

Certo che eventi così se ne vedono pochi in giro. Qualche esempio. Gino Paoli che duetta con Renzo Arbore in Resta cu’ mmè. Renato Zero e Giuliano Sangiorgi che cantano Il cielo in una stanza sempre con Paoli, ovvio. Tutti gli artisti dello show, da Ornella Vanoni e Cristiano De André fino a jazzisti superlativi come Flavio Boltro, Roberto Gatto e Rosario Bonaccorso che eseguono Genova per noi. Insomma, ieri sera al 105 Stadium di Genova, Gino Paoli ha fatto quello che è nel suo carattere: poche parole, giusto quelle che servono. E tanta musica. L’obiettivo era già chiaro dal titolo del concerto: «Una mano per Genova». La Genova fracassata dall’alluvione proprio nel momento in cui la società, la politica e l’economia sono alluvionate come raramente è accaduto. Appena le acque si sono ritirate ed è iniziata la conta dei danni, Gino Paoli, che è genovese di adozione e di vocazione, ha iniziato a mettere in piedi il progetto. Soldi pochi. Obiettivi tanti. Primo tra tutti: evitare le retorica. Evitare insomma l’autocommiserazione. E dare una scossa, se possibile. Perciò in scaletta gli interventi programmati erano tutti positivi, persino divertenti come quando, dopo il saluto del neoministro dell’Ambiente Corrado Clini, Pippo Baudo e Renzo Arbore si sono messi a scherzare su chi è nato prima e su chi ha totalizzato più ascolti nella contabilità televisiva. O quando sempre Baudo ha finto di essersi perso nel backstage alla ricerca di una toilette. Piccole gag da avanspettacolo. Il contrario di quanto accade di solito in questo tipo di eventi lacrimosi e spesso lacrimevoli, buoni solo a placare i sensi di colpa e non a dare una mano sul serio. In questo caso: la raccolta fondi per il monitoraggio di Bisagno, Fereggiano e dei rivi genovesi sempre in bilico sugli argini. A tenerli a bada, stavolta, ci ha pensato anche la musica (e la ben nota ostinazione di Paoli).