A poche ore di vita abbandonata dentro un furgone

Michela Giachetta

Abbandonata su un camion, a poche ore di vita, in zona Romanina. Fortunatamente, i proprietari del mezzo si sono accorti in tempo della sua presenza. Se fossero partiti, senza rendersi conto che al posto in cui di solito vengono disposti dei materiali c’era una neonata, il lieto fine non ci sarebbe stato.
Sono da poco passate le 7 quando un operaio, Vincenzo D’Angelo, assieme al figlio Emiliano, come ogni mattina, si apprestano ad andare a fare colazione al bar vicino al luogo in cui è parcheggiato il camion che usano per il lavoro nell’impresa edile di cui sono titolari. Prima di partire, distrattamente si volta a dare un’occhiata ai materiali disposti sul mezzo. È attirato da lamenti, che non riesce bene a decifrare. Quello che vede è un «fagottino» dagli occhi neri e con tanti capelli, completamente nuda, ma avvolta in un foulard: «Quando mi sono reso conto che era una bambina sono rimasto choccato, sudavo freddo» racconta l’uomo, che, però non si è perso d’animo e ha avvertito la polizia. Quello di guardare il cassone del furgone, prima di partire è un vizio che l’uomo ha da sempre e che ora che ha salvato la vita a una bambina difficilmente si toglierà. «L’ho fatto anche questa mattina - racconta - ho visto quelli che mi sembravano degli stracci sotto il bordo della ribalta». «Lì per lì non gli ho dato peso e sono andato via. Poi, sentendo dei lamenti, sono tornato indietro, ho visto la testolina e allora ho chiamato mio figlio». «Mentre lui controllava la bambina - continua Vincenzo - io sono corso al bar a cercare aiuto. L’abbiamo presa e portata lì, volevamo cambiarla, perché si era sporcata, ma il negozio di alimentari per comperare i pannolini era chiuso». Vincenzo avrebbe voluto chiamare la bambina che ha trovato sul cassone del camion Italia o, meglio ancora, Benedetta, «perché ieri era San Benedetto e perché quello è anche il nome del Papa». I medici del policlinico Casilino, dove è stata portata, invece, hanno deciso di chiamarla Rachele. Dopo aver consegnato la bambina al 113 padre e figlio sono andati al lavoro come sempre. Ma ieri pomeriggio, chiuso il cantiere, sono passati in ospedale, per salutarla. I D’Angelo non sono gli unici ad aver fatto un salto al Casilino. Anche l’assessore capitolino è passato da quelle parti: «È bellissima ed è in ottime mani. Sembrerebbe di origini orientali ma è ancora presto per dirlo». Anche per Pier Michele Paolillo, primario di neonatologia dell’ospedale Casilino, la bimba potrebbe essere di origine orientale. La bimba, secondo i medici del Policlinico Casilino, è in buone condizioni anche se quando è stata portata in ospedale era leggermente disidratata. Sarebbe nata circa 12 ore prima del ritrovamento, intorno alle 21 di sabato. Quando è stata trovata aveva il cordone ombelicale tagliato e coperto da una garza, segno che la mamma è stata assistita durante l’operazione. In base alla temperatura corporea, la polizia ipotizza che Rachele sia stata lasciata qualche ora dopo il parto. Sono in corso le ricerche per tentare di rintracciare la madre.