Pochi agenti, tanto caos. Il codice del rigore rimane solo uno slogan

Primo giorno di applicazione delle nuove norme sulla sicurezza stradale Ma c’è confusione persino fra le pattuglie: "Sono già in vigore?"

Alberto Giannoni

«La tolleranza zero» sulle strade è stata battezzata ieri nel giorno più nero dell’estate: una folla di undici milioni di auto in movimento lungo le strade della Penisola. Ancora a fine mattinata il presidente del Consiglio Romano Prodi chiedeva «se il decreto fosse stato pubblicato o meno sulla Gazzetta ufficiale». Non era il solo: condivideva il dubbio con molti agenti già operativi, molti dei quali ieri chiamavano disperatamente i comandi a caccia di conferme sull’applicabilità delle nuove norme. Conferme che, a quanto sembra dalle verifiche fatte ieri, anche i vertici della Polstrada hanno faticato ad avere.
Se la società Autostrade ha rilevato un calo degli ingorghi e dei tempi di congestione, è stato alto dunque il tasso di confusione sull’applicabilità delle misure introdotte dal decreto approvato venerdì dal governo.
Ma il «giro di vite» ha sollevato molte altre critiche: in particolare la previsione dell’arresto fino a un mese per chi è «beccato» al volante con un tasso alcolico fra 0,5 e 0,8 grammi per litro: «Se il governo avesse adottato il pugno di ferro lo capirei - ha dichiarato Paolo Uggè (Forza Italia), presidente di Fai-Conftrasporto ed ex sottosegretario ai Trasporti - ma se invece si scelgono le misure graduali allora l’arresto per un paio di bicchieri diventa un’esagerazione che difficilmente sarà applicata in concreto».
Le misure sono state molto criticate anche per il loro carattere emergenziale, e non permanente. «Siamo di fronte - ha contestato l’Aduc - al classico provvedimento agostano». Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha annunciato un accordo fra i gruppi parlamentari per convertire in legge il decreto. Molti però restano scettici: «Il Parlamento riapre a metà settembre - ha spiegato Uggè - il provvedimento deve passare in commissione e in aula, al Senato e alla Camera. Molti nella maggioranza vogliono modifiche e lo stesso ministro ha ammesso errori. Quindi mi pare molto difficile che rispettino l’impegno». E sarebbe il caos: «Le sanzioni già applicate non avrebbero più fondamento giuridico, si aprirebbe un contenzioso gigantesco». Il vero punto debole però resta la cronica carenza di controlli e uomini. Negli anni Sessanta, con un parco macchine inferiore ai 10 milioni, c’erano 8.500 agenti. Oggi - con 45 milioni di vetture - l’organico è di 11.900. Come dire 1.400 pattuglie, con punte di 1.600 nei giorni «caldi» come ieri. Eppure ci sono 10mila funzionari ministeriali formati e abilitati fin dal 2000 al controllo stradale. Ma nessun governo è riuscito a renderli operativi: tessere e palette restano in un cassetto.
L’Aduc conta ogni anno mezzo milione di controlli anti-alcol in Italia. Secondo l’Asaps (l’Associazione dei sostenitori della polizia stradale) sono 6-7 milioni in Francia, dove negli ultimi anni i morti sulle strade sono calati del 40%. Cinque milioni di controlli in Gran Bretagna. Stesse proporzioni (11 a 2) nel numero dei verbali per eccesso di velocità.
Il presidente Asaps Giordano Biserni è soddisfatto per l’unità d’intenti istituzionale sulle nuove misure, ma biasima i pochi fondi a disposizione: «Invece ogni euro investito in sicurezza ne fa risparmiare 3 in spese sanitarie».
In Italia ci sono in media 617 incidenti ogni giorno, con 15 morti e 860 feriti. Il conto annuo è di 5.400 persone che perdono la vita.