Pochi infermieri in corsia la soluzione arriva dal Perù

Mancano 30mila paramedici tra ospedali e cliniche private

Marisa de Moliner

Mancano gli infermieri, e non solo nel periodo estivo. E allora c'è chi li va a reclutare addirittura sulle Ande. Paramedici preparati a tutti gli effetti. Identici a quelli italiani. Unica differenza l'accento, un tocco esotico che probabilmente non dispiacerà ai pazienti perchè questo personale straniero parla benissimo l'italiano. Glielo fa imparare l'agenzia di lavoro interinale Select che, con la divisione Clinical One, si sta specializzando nel settore sanitario. Un particolare tutt'altro che di poco conto. La possibilità di comunicare nella stessa lingua è, infatti, importante nei rapporti con i malati ma anche tra gli addetti ai lavori. Si evita così il rischio di pericolosi errori.
L'arruolamento con il corso d'italiano è l'ultima ricetta per cercare di rimarginare una ferita della sanità italiana: la carenza cronica di infermieri. Un fenomeno dovuto alla disparità tra la richiesta e l'offerta: il numero degli infermieri laureati dalle università è decisamente inferiore a quello che necessiterebbero ospedali e cliniche private. Da stime recenti risulterebbe che nel nostro Paese mancherebbero oltre trentamila paramedici, dei quali cinquemila solo in Piemonte. Al momento non esiste però un censimento degli infermieri extracomunitari. Non sarebbero comunque pochi, secondo fonti ufficiose s'aggirerebbero attorno ai diecimila.
Pochi quelli assunti direttamente dagli ospedali. La maggior parte è alle dipendenze di cooperative appaltatrici. Il reperimento all'estero, e precisamente nei Paesi extracomunitari, non è, infatti, una novità. A questo rimedio sono già ricorse da qualche anno le cooperative infermieristiche. Una situazione purtroppo non priva di problemi. A tal punto che c'è chi parla d'illegittimità. Questa la denuncia emersa ieri a Milano al convegno «La cura e l'assistenza del paziente, un binomio inscindibile». A sollevarla è il vicepresidente dell'agenzia di lavoro interinale Select, Gabriele Pillitteri, che si domanda: «dal punto di vista legale, l'appalto dell'assistenza infermieristica alle cooperative sociali è un appalto genuino?». Intendendo per genuino che direzione e organizzazione del lavoro, macchinari e materiali, siano a carico dell'appaltatore sul quale grava il rischio d'impresa. «Questo requisito però viene a mancare. L'infermiere non si può appaltare - precisa Pillitteri - perché non può rispondere gerarchicamente all'ospedale, rispondendo, invece, all'appaltatore».
Una condizione che per il vicepresidente di Select non può continuare pur riconoscendo alle cooperative sociali «il merito d'aver svolto in Italia un ruolo significativo supplendo e rifornendo gli ospedali che ne avevano bisogno. Adesso questo ruolo - prosegue - non è più adeguato». Il vicepresidente della Select, a capo anche della divisione specializzata in assistenza sanitaria, la Clinical One, si dichiara disposto a sostituire le cooperative sociali. Ad autorizzarlo è la riforma Biagi che prevede che il Ministero del Lavoro autorizzi le agenzie del lavoro a garantire le strutture sanitarie sotto ogni aspetto.
E a quanto pare è in regola il reclutamento che da un anno sta operando la Clinical One in Perù e in Romania. Sinora ammonta a un centinaio il numero degli infermieri importati e messi in carico a ospedali del Piemonte, della Lombardia e della Toscana. Altri cento potrebbero arrivare entro l'anno. Un arruolamento molto selezionato: lo supera infatti l'80% dei candidati. Tutti infermieri professionisti titolari di un diploma equipollente a quello italiano. Questo non è però l'unico requisito indispensabile, l'altro è una buona conoscenza dell’italiano perfezionata in corsi full immersion negli istituti italiani di cultura all'estero. Soltanto al termine gli infermieri sono pronti per trasferirsi nel nostro Paese. La Clinical One gli paga il viaggio e gli trova un alloggio che si pagano con il loro stipendio. Una novità, questa. Ben vista anche dall'assessore regionale alla Famiglia e alla Solidarietà sociale, Giancarlo Abelli, intervenuto ieri al convegno, che riconosce l'importanza di perfezionare un settore delicato come quello socio-sanitario. Ha dichiarato infatti: «il complesso dei mutamenti generazionali e sociali, ma soprattutto l'attuale dinamica demografica, richiedono un adeguamento nonchè una continua integrazione tra il settore sanitario e socio-assistenziale affinché la rete dei servizi possa offrire interventi sempre più qualificati in un'ottica d'innovazione e diversificazione».