Pochi punti, poco gioco, troppo Atzori Ora si cambi

(...) solo una delle ultime tredici partite in casa disputate in campionato, fra serie A e serie B. Per la precisione, la partita con il Gubbio, terminata 6-0 e assolutamente particolare per l’espulsione dei due giocatori eugubini già nel primo tempo. Insomma, un bel ricordo, ma non propriamente un incontro su cui tarare il giudizio sul Doria casalingo. Molto più giusto, invece, fare la tara sul fatto che - Gubbio a parte - il ruolino di marcia parla di cinque pareggi, fra cui uno assolutamente immeritato contro il Sassuolo, e sette sconfitte. Ecco, di questa roba, Atzori è naturalmente responsabile solo pro quota, relativamente alle partite da agosto in poi, non per il pregresso.
E dico anche subito che non è colpa di Atzori se la Sampdoria ha un organico assolutamente sovradimensionato e se il direttore sportivo Pasquale Sensibile ha fatto, per sua stessa parziale ammissione, un mercato in uscita assolutamente insufficiente, non riuscendo a piazzare gran parte dei giocatori in sovrannumero, lasciando all’allenatore una rosa pletorica di trenta giocatori da gestire e alla società altrettanti ingaggi da pagare. Che, per la cronaca, non sono lontanissimi dall’ottavo monte ingaggi della serie A nonostante il quale la Sampdoria è sprofondata in B. Insomma, l’organico ridondante e fatto di molti nomi che stanno meglio nell’album delle figurine che in campo, non è colpa di Atzori.
Però, concesse le attenuanti generiche e specifiche, tutto il resto sì, è proprio colpa di Atzori. Perché se è vero che ha troppe figurine a disposizione, è anche vero che lui pare divertirsi ad attaccarle sull’album a casaccio, un po’ come il Bertinotti di Corrado Guzzanti quando diceva tutto soddisfatto, felice come un bambino: «Stamo affà n’casino». Ci manca solo Romero schierato centravanti e Pozzi con la fascia di capitano per la sua nota moderazione nelle reazioni, ma il resto è stato fatto tutto.
Basta guardare ogni settimana il via vai di giocatori fra campo, panchina, tribuna e mancate convocazioni. Maccarone, tanto per dire, nel giro di cinque partite, le ha provate tutte. Dessena e Soriano, schierati titolari con il Sassuolo, sono fortunatamente spariti anche dalla lista dei giocatori in panchina. E il fatto che Obiang sia finito fra le riserve proprio nel momento in cui era uno dei migliori della squadra (oddio, non che ci volesse moltissimo) appartiene alla categoria dei misteri della fede.
Certo, il Doria è ancora in alto. Certo, se il campionato finisse oggi, farebbe comunque i play-off. Ma il problema non sono solo i pochi punti racimolati in casa. Il problema è un gioco che continua a mancare e ad essere a tratti imbarazzante. Il punto più basso si è toccato con il Sassuolo e nella partita pur vinta di Ascoli, incontri dai quali i blucerchiati hanno comunque immeritatamente portato a casa quattro punti. Ma non vincere in casa con il Cittadella che aveva conquistato solo un punto in trasferta, è comunque un ulteriore problema.
Un modo per risolverlo, nell’impossibilità di chiamarne subito a rispondere Sensibile e i 30 (trenta) giocatori della rosa? Provare a cambiare allenatore, prima che sia troppo tardi.