Pochi ricoveri e più controlli La sanità lombarda funziona e costa meno delle altre

I ricoveri in ospedale sono diminuiti (200mila in meno negli ultimi dieci anni), i tempi di attesa per gli interventi in sala operatoria sono stati ridotti all’osso, così come i costi di gestione delle aziende ospedaliere. Questa la fotografia della sanità lombarda che, se fosse messa sotto esame ora, verrebbe promossa senza alcun problema. Con una nota a favore: la spesa sanitaria pro capite per ogni lombardo ammonta a 1.603 euro ed è inferiore rispetto alla media nazionale. Non solo, la spesa sanitaria totale della regione rispetto al Pil è pari al 6,7 per cento, contro una media nazionale del 8,7 per cento. I numeri testimoniano una sanità che cambia: meno ricoveri, meno degenze lunghe ma più day hospital e prestazioni ambulatoriali. In crescita anche i controlli sulle cartelle cliniche compilate nei reparti: 112mila nel 2008, il 6 per cento, cioè tre volte tanto rispetto a quelle che vengono analizzate in Italia.
I dati di ogni ospedale saranno catalogati e rielaborati da un software che darà la pagella a prestazioni e servizi. Non tanto per stendere una classifica ed eleggere il più bravo, quanto per correggere il tiro su ciò che non va e che potrebbe essere migliorato. L’idea nasce in Regione Lombardia, per misurare con i numeri la qualità della cure. E si tratta di un primo passo verso un sistema di valutazione nazionale, che ancora non esiste.
Altrimenti ogni regione continuerà a seguire i propri parametri di valutazione e non si useranno gli stessi criteri. «Valutare - spiega il presidente lombardo Roberto Formigoni - ci permette di ridurre gli sprechi e gli errori. E di dare risposte sempre più efficaci nel servizio dei cittadini». Tra i parametri presi in considerazione per giudicare il lavoro di medici e infermieri, ci sono il tasso di mortalità a trenta giorni dal ricovero (3,8 per cento), il numero di ricoveri ripetuti (14 per cento), i ritorni in sala operatoria (6,7 per cento), il trasferimento da un ospedale all’altro (2 per cento), il numero di dimissione volontarie da parte dei pazienti.
«Per valutare il lavoro dei medici e l’appropriatezza dei costi - aggiunge l’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani - valutiamo tutto il processo dei servizi, copiando una tecnica che arriva dal mondo militare per misurare la qualità. Ma ovviamente teniamo conto del fatto che il medico non ha l’obbligo del risultato».
Mettere in colonna i numeri delle attività e vedere chi eccelle e chi no serve a tutti. «Sia chiaro che la competizione in Lombardia - spiega Giorgio Vittadini, del centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità dell’Università Bicocca - non migliora solo il privato ma tutti, anche il pubblico. Dai dati emerge che tra i due settori c’è una forte interazione e che non esiste affatto un sistema duale». Le pagelle quindi (o, come qualcuno le chiama, il nuovo «Gambero Rosso» degli ospedali) servono al paziente per scegliere ma anche al medico. «I dati - spiega il direttore generale della sanità Carlo Lucchina - siano uno spunto di riflessione per i professionisti della sanità per migliorare i servizi del proprio reparto».