In pochi rimpiangono «la festa degli abusivi»

I residenti: «Dovevamo sbarrare portoni e negozi, un inferno». Ma c’è chi raccoglie le firme per farla tornare

I graffiti degli abusivi sono ancora lì, sull'asfalto delle viuzze attorno a Sant'Ambrogio, a testimoniare quello che è stato e - forse - non tornerà. Intanto il trasferimento al Castello Sforzesco della fiera della milanesità per eccellenza, gli Oh Bej Oh Bej, lascia in bocca a residenti e commercianti diversi sapori. Sollievo oppure amarezza, a seconda degli interessi. Da un lato, chi si sente liberato da un appuntamento degno di nota solo per l'intralcio o il degrado che arrecava; dall'altro, chi lamenta l'assenza dell'atmosfera festaiola in un quartiere abituato a immergersi in un turbinio di voci e persone e che oggi, invece, sembra avvolto nel grigio velluto della ferialità. Per bar e ristoranti, ciò significa dire addio agli incassi da visitatori infreddoliti e affamati.
Il trasloco dell'anno, ufficialmente dovuto a motivi di ordine pubblico per la concomitanza dei lavori al parcheggio sotterraneo in piazza Sant'Ambrogio, è per molti una manna dal cielo (con buona pace del Santo patrono di Milano). Prima di tutto residenti e liberi professionisti con vista sul sagrato della Basilica. Da anni, intere famiglie firmano petizioni per ottenere l'allontanamento di quella che, sostengono, «non era più una Fiera ma un mercato, regno della sporcizia e della maleducazione». Emilia fa la custode in uno dei palazzi antichi al centro della piazza, non nasconde la soddisfazione dei «suoi» inquilini. «A parte il fatto che non si era padroni di entrare a casa propria, eravamo costretti a tenere il portone sbarrato per tutta la durata della manifestazione - racconta -. E nonostante questo, qualcuno veniva a espletare i propri bisogni nell'androne. Per non parlare della sicurezza. Qui vivono persone anziane. In caso di malori un'ambulanza ci metteva mezz'ora a percorrere dieci metri». In via Caminadella e dintorni, l'area della Fiera più folkloristica ma anche quella più affollata dagli espositori senza permesso, la notizia dello spostamento è stata accolta positivamente. Gino, proprietario di un'officina, non sarà costretto «a chiudere i battenti per una settimana, come invece è successo finora. Nessuno poteva avvicinarsi con l'auto, quindi la mia presenza era inutile. E, come se non bastasse, c'era pure qualcuno che ti portava via cavi e morsetti». Felice della novità anche Antonio, orafo, il quale denuncia l'escalation di «volgarità» (dei visitatori) e «arroganza» (dei vigili). «Rendevano la vita impossibile a chi lavorava dietro le bancarelle. Visito gli Oh Bej Oh Bej da quando ero ragazzo, ma da tempo non erano più quelli di una volta. Ho simpatia per gli artigiani abusivi, che il Comune ha sempre tollerato, ma i ragazzi dei centri sociali sono andati davvero oltre con il baccano e il disordine. Spero che la Fiera non torni mai più».
Non tutti, però, condividono. Rita, titolare di una libreria con bar a pochi passi dalla Cattolica, prende atto «del taglio netto di quattro giorni di introiti. Eppoi le tradizioni vanno difese». Riccardo, del bar Sant'Ambrogio, ricorda con nostalgia «il clima di baldoria e di adrenalina che si respirava già da giorni prima della fiera». Francesco e David, che gestiscono un locale in galleria Borella, sono espliciti. «Abbiamo saputo del cambio di programma dai giornali. Si poteva allestire la Fiera nella parallela via Carducci. Il dubbio è che la borghesia dei residenti abbia voluto boicottarla e alla fine ci sia riuscita. Adesso - avvertono - raccoglieremo noi le firme perché gli Oh Bej tornino dove li abbiamo sempre visti».