Pochi rinunciano alla vacanza-studio

Andrea Indini

«Mamma, domenica sera torno a Milano». Voce strozzata dal pianto e linea telefonica a tratti disturbata dalla distanza. È Giulia, ha solo 18 anni. Tre settimane fa parte per Londra e si traferisce nel quartiere di Kensington per cercarsi un «lavoretto estivo». Giovedì mattina, però, la sua vacanza finisce: chiusa in camera ascolta le notizie che i telegornali locali trasmettono a frammenti. Spaventata, prende il cellulare e telefona a casa: «Voglio tornare».
A Londra si trovano attualmente oltre 100mila italiani per le vacanze studio e altri 300mila sono attesi durante tutta l’estate. Sono duecento i ragazzi partiti da Milano nei giorni scorsi con il tour operator «International now how», che da 35 anni opera nel settore delle vacanze studio. «Il mese di luglio - spiega l’organizzazione turistica - è quello clou per le partenze dei giovani. La maggior parte sono alloggiati nei college ma vi sono anche altri che stanno presso famiglie. Fortunatamente giovedì mattina erano già tutti nelle rispettive scuole». L’intervento è stato tempestivo. «Noi ci trovavamo a Londra - spiega Mauro, un ragazzino di solo 14 anni - e i nostri leader ci hanno fatto rientrare subito in college. Io ero arrabbiato, perché volevo andare al negozio della Marvel a comprarmi alcuni fumetti che a Milano non ci sono». Ora tutto è sotto controllo. «Abbiamo contattato tutti i nostri ragazzi - spiega il direttore generale di Ef Education, Marco Urso - per metterli in contatto con le proprie famiglie».
I tour operator milanesi fanno sapere che, nonostante tutto, «pochi ragazzi hanno deciso di anticipare il rientro». Tutt’altro discorso per chi, invece, deve ancora partire. Urso ha spiegato che per le prossime partenze Ef darà la possibilità alle famiglie di scegliere, invece di Londra, altre 24 destinazioni. «Ma già stasera nella capitale britannica - rassicura Urso - arriveranno altri nostri gruppi». Nel frattempo, il Codacons ricorda a tutti i viaggiatori «il diritto di disdire le vacanze senza il pagamento di alcuna penale». I consumatori, infatti, potrebbero essere proccupati per possibili attentati e rinunciare a partire, ma in questi casi «non si tratta di rinuncia volontaria, ma di una causa di forza maggiore».