Poco Amore con il pubblico Anche la Fattoria batte Raffa

Alla terza puntata lo show di Raiuno non decolla: share sotto il 23 per cento

Paolo Giordano

da Milano

Sarà la primavera (così così), sarà la campagna elettorale (più fegato che cuore), sarà che ci vuole tempo eppure Amore non decolla. Dopo tre puntate, il gran ritorno in video di Raffa ha fatto il pieno di promesse di adozione (oltre sessantamila) ma non di ascolti, che rimangono in quella fascia grigia che non garantisce lacrime ma neppure sorrisi. Del programma si sa: al centro ci sono le adozioni a distanza di bambini poveri e lontani, che non vengono strumentalizzati (non li si vede neanche in video) e che godono della «sponsorizzazione» di testimonial celebri e importanti. Insomma, per ora Amore è un’occasione mancata: bella idea, sintonia con l’attualità, gran parterre di ospiti spesso svincolati da riduttivi obblighi autopromozionali, ma piccola ricompensa dall’Auditel.
I dati. Nella prima puntata di sabato 25, il nuovo show della Carrà ha raggiunto il 24,90 per cento di share (con 4.978.000 spettatori) contro il 26,36 della Corrida di Gerry Scotti (5.286.000), anche se in prime time Amore ha vinto di un soffio (24,72 contro 24,07). Nella seconda, l’ultima Corrida ha vinto nettamente, con il 29,47 per cento di fronte al 23,09 di Amore, proprio in una puntata andata in onda - per triste coincidenza - poche ore dopo le notizie sulla morte di Tommaso.
Infine l’altra sera.
Archiviata la Corrida, su Canale 5 è arrivata la Fattoria, spostata una tantum al sabato, ma il risultato non è cambiato. Raffa si è conquistata il prime time, risultato che merita un brindisi ma è una vittoria di Pirro visto che si riferisce a una fascia d’ascolti (dalle 20,30 alle 22,30) non più indicativa dopo l’avvento e la dilatazione di programmi come Affari tuoi o Striscia la Notizia che terminano ben oltre le 21. Comunque il reality show di Barbara D’Urso ha fatto punteggio pieno (23,21 contro 22,71), raccogliendo gli orfani dei dilettanti di Gerry Scotti e dimostrando soprattutto che resiste un’ampia falange di telespettatori tuttora refrattaria al richiamo di Raffa. E questo è il punto. «Ho avuto la fortuna di avere una bellissima carriera, d’ora innanzi desidero associare la mia presenza in video a un progetto che si basi su di un tema sociale» ha detto Raffaella Carrà a Roma il giorno della presentazione del suo programma. E forse proprio la sua carriera, legata per lo più al disimpegno delle Canzonissima o di Carramba, è stato un piccolo ostacolo al trionfo immediato del programma. In poche parole, ci vuole tempo perché il pubblico metabolizzi la trasformazione e sdogani la Nostra Signora dell’Auditel tra le missionarie della tivù sociale.
Di sicuro, non aiuta lo standard medio di programmi sempre più sbracati, obbligati ad abbassare le soglie del buon gusto ed alzare quelle della malizia, accolti dalla disillusione onnivora dei telespettatori che magari porta a diffidare anche dei candidi risvolti positivi di Amore (anche se Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei minori di Milano, l’ha duramente criticata). Lei, la Raffaella Carrà che ha attraversato la storia della tivù diventandone un simbolo, è soddisfatta e al suo entourage ha confessato che «io non temo le critiche: è il programma che volevo fare in questo momento». Si vedrà. Intanto si parla della presunta crisi del varietà, che però viene sbandierata ogni volta che fa comodo, per quell’inevitabile bisogno di fornire spiegazioni epocali a ogni refolo di vento. Pur avendolo nei suoi cromosomi, Amore è un varietà anomalo, a metà strada tra il Telethon e il sabato sera di Raiuno, forse ancora bisognoso di fiorire per dare quei frutti di share che sono ancora lì, appesi nella zona grigia dell’Auditel.