Poco gioco, tanti punti. Mancini come Capello

La ricreazione si può dire conclusa. Senza il corredo degli effetti speciali, l’Inter è al comando del campionato più povero del mondo. Povero perché senza spettacolo, senza Juventus e senza rivali di gran spessore. Fin qui il copione si dipana secondo pronostici scontati. L’unico vero avversario di Mancini e Moratti, accreditato di eccessive potenzialità, il Milan dei vedovi di Shevchenko, è alle prese con i suoi piccoli stenti e le sue magagne in attacco. La favola del Palermo e la bella storia della Roma si esauriscono in una domenica che sembra fatta apposta per dare lustro al calcio di provincia e a qualche allenatore arrivato dal nulla a miracol mostrare. La Reggina, per esempio, esprime sotto la pioggia il suo miglior repertorio: le basta lottare col coltello tra i denti per mettere sotto una Roma mollacciona e sempre alla ricerca di un Totti decente. L’Atalanta poi compie l’impresa della settimana: sbanca Palermo con una prova di grande efficacia e deve alle prodezze del portiere opposto, Fontana, il successo di misura. A San Siro il Catania rischia di fare bingo inventando con Mascara il gol della domenica e si fa rimontare da una stoccata di Stankovic. Ma il pressing e il rigore tattico dei siciliani sono una lezione da ricordare. Ecco allora i tre nomi da appuntare sulla bacheca del campionato: Mazzarri, Colantuono e Marino. Non hanno a disposizione delle armate, sono riusciti a impreziosirle con ardimento e velocità, aggressività e ordine nelle posizioni in campo. Il cedimento delle ex regine del torneo non è un mistero tecnico. Il Palermo è un clamoroso equivoco, effetto di una violenza che Guidolin compie nei confronti delle proprie convinzioni calcistiche per meglio convivere con le ambizioni sfrenate e ingiustificate di Zamparini, il presidente. La sua squadra è una macchina da gol in attacco (14) ma piena di buchi in difesa (subite 12 reti con quelle di ieri). La Roma è sempre in attesa del messia al centro dell’attacco e i supplenti del liceo di Trigoria non sono granché. Perciò il ritorno dell’Inter sulla cima della classifica è come l’arrivo della brava domestica in un’abitazione attraversata dal disordine e dall’incuria: argenteria lucidata, fiori freschi nel salotto, divani risistemati. Il gioco dei nerazzurri non cattura mai l’occhio, Mancini ha problemi col suo attacco privo di Crespo ma alla fine rimedia un successo che richiama alla memoria collettiva le unghiate della Juve firmata Capello o Trap. L’effetto del trapianto estivo di Vieira e Ibrahimovic?
Se il divertimento è minimo nel torneo domestico, non c’è da bearsi neanche in Champions league. E non solo perché Roma e Inter hanno da recuperare il tempo perduto ma perché la riforma dei diritti tv inseguita dal governo di centro-sinistra è una strada, stretta e lunga, che porta a un ulteriore impoverimento delle grandi costrette a perdere, conti alla mano, tra i 30 e i 40 milioni di euro di risorse. Ma questo è il calcio che sogna la signora Melandri. E pazienza se poi per vincere una coppa Campioni dovremo aspettare di essere nonni.