Podestà: "Vittoria solo rinviata"

Milano - Dieci punti sono la differenza tra Guido Podestà e Filippo Penati. Che al primo tempo per la conquista della Provincia di Milano chiudono a 49 contro 39. Dieci punti che il candidato Pdl alla Provincia di Milano porta come dote al ballottaggio del 21 giugno e che, invece, il presidente uscente può rimontare solo imbarcando con sé la sinistra massimalista. «Aveva garantito che per governare non avrebbe mai fatto alleanze con figli e nipotini di Bertinotti e Diliberto e, invece, a spoglio ancora in corso, preannuncia di “non escludere apparentamenti”» chiosa Guido Podestà sventolando l’agenzia Omnimilano che poco dopo le 21 lo annuncia.

Guido Podestà però non affronta con timore il ballottaggio: «Noi ragioniamo da quota 50 per cento e con una coalizione compatta, coesa. Nostro obiettivo è riportare gli elettori al voto tra quindici giorni. E lo faremo con una campagna elettorale come quella sin qui fatta per quattro settimane: due settimane in più ci aiuteranno a raggiungere ancor più i milanesi».

E l’incognita della Lega, che al secondo turno ha sempre detto di non volersi presentare ai seggi perché in quell’occasione c’è pure la concomitanza del voto referendario? «La Lega deciderà, ma anche stavolta, al primo turno, si è dimostrata un alleato affidabilissimo» replica il candidato Podestà senza preoccupazione. Come dire: «Con la Lega ragioneremo insieme, non c’è un problema, non c’è mai stato un problema».
E infatti da villa San Martino, in quel di Arcore, residenza di Silvio Berlusconi, dopo il vertice del lunedì con il leader della Lega Umberto Bossi sul tema delle Europee e anche delle amministrative, comunali e provinciali, Bossi fa sapere che «i leghisti, dove Lega e Pdl sono al ballottaggio, appoggeranno i candidati».

Una certezza per il 21 giugno, per la Provincia che verrà. Elezioni che il premier ha seguito per tutto il pomeriggio e spesso in contatto con lo staff di Podestà. Poi, in serata, sul cellulare di Podestà arriva la telefonata di Silvio Berlusconi, saluti di rito e una certezza: «Tranquillo e sereno, Guido, la vittoria è solo rimandata. Tra quindici giorni vinciamo».
Anche Penati parla di «vittoria» ma per lui è già quella di essere arrivato al ballottaggio: «Avevano detto che avrebbero vinto, ma andiamo al secondo turno e andarci è una vittoria». Consolazione magra, osservano dalla sede Pdl di viale Monza, dove spunta un raffronto tra Penati e gli altri presidenti di Provincia uscenti della sinistra: «Quella del “rosso” ex sindaco di Sesto San Giovanni è la peggiore performance tra i candidati Pd in corsa per il secondo mandato», commenta Bruno Dapei.

Intanto, la squadra per Podestà presidente - col 49 per cento di consensi tocca il record di voti al primo turno - è già al lavoro: «Per quindici giorni parleremo di “ronde”, di “termovalorizzatori” e di “infrastrutture”. Temi caldi, scelte fondamentali per i milanesi che Penati non può affrontare avendo alleati Rifondazione, Comunisti italiani e i partiti del “no”». Quelli che, aggiunge Podestà, non piacciono «all’elettorato dell’Udc che, insieme al Pdl e alla Lega, governa in Regione Lombardia, al Comune di Milano e in altre realtà amministrative». E tra i materiali della campagna elettorale per la conquista di Palazzo Isimbardi, Podestà fa sapere che «posto d’onore spetta a un libro di cento pagine dedicato all’affaire Serravalle, alla plusvalenza di quasi 200 milioni di euro che Penati ha dato a un imprenditore in cambio di un valore azionario pari a un quarto. Un libro che distribuiremo alle famiglie, a tutte le famiglie di Milano e Provincia».

Già, quindici giorni di campagna pancia a terra con un Pd «senza charme, in disfacimento» e con un Penati che vorrebbe mischiare «Udc e centri sociali». Due settimane ancora di incontri, confronti e battaglia per una vittoria che, parola di Silvio Berlusconi, è stata «solo rimandata».