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Ieri quanto erano alla griglia di partenza? 5-4 per Nike. Ma poi il pallone si diverte a modo suo. E sul gioco niente da dire: fino ad ora il calcio migliore è quello di Adidas. Volete mettere come hanno giocato Argentina, Spagna e talvolta la Germania rispetto a Messico, Olanda e perfino Brasile? Mondiale virtuale? Macché, qui si fa il business o si muore. La griglia degli ottavi va pesata anche così: nome e sponsor per capire chi fa l’affare. I due colossi, Adidas e Nike, hanno puntato sulle squadre giuste. Un po’ meno la Puma che se l’è vista brutta fin dal sorteggio. Stesso girone per Repubblica Ceca, Italia e Ghana: guerra fratricida dove è saltato uno dei suoi colossi.
Ma qui in Germania, a casa Adidas, solo Nike poteva tener botta. Senza esclusione di colpi. Nessuno dà vantaggi agli avversari, soprattuto nel caso di conflitto di interessi. Esemplifichiamo: Adidas ha nel suo cast Zidane al quale ha destinato una scarpa color oro, una sorta di omaggio alla carriera, ma gli uomini del futuro sono Lionel Messi e Kakà, due fra i pochi extraterrestri. E l’altro ieri ecco spuntare una gigantografia dell’asso argentino che copre l’albergo più alto di Amburgo: un mostro di 120 metri, tutto faccia, fisichino e timbrone Adidas. Già perché Messi e non Kakà? Perché il brasiliano avrebbe dovuto vestire la maglia della nazionale sua, timbrata Nike. Fossimo matti, hanno detto quelli dell’Adidas che martedì giocheranno lo scontro dei fratelli coltelli (Francia-Spagna). E via, persa una squadra si punta su un’altra, come nel Monopoli: perdi e compri. Ma qui si deve vincere. In tal senso Nike se la ride sotto il baffo: il Brasile è una garanzia a prescindere.
Le previsioni dicono che i due sponsor hanno fatto bene i loro conti: ideale una finale Argentina-Brasile. Per il vero, Adidas ha messo in preventivo un risultato minimo, visto che gioca in casa: quarto di finale tra Germania e Argentina significa una semifinalista sicura. Il mondo pubblicitario di questo mondiale ha solo due facce: entri nei grandi negozi tedeschi di articoli sportivi e trovi il piano Adidas e il piano Nike: preferibilmente prima le tre strisce, poi il baffo. Adidas ha eletto il football come cuore dei suoi interessi. Nike ha diversificato. Gli altri raccolgono quel che resta. Ma vedi Marathon sulle maglie dell’Ecuador e immagini il sorriso. Basti pensare che il marchio tedesco aveva previsto di vendere circa 10 milioni di Teamgeist, il pallone del mondiale, contro i 6 milioni di Roteiro, quello usato nell’europeo. Invece ora la previsione punta decisa sui 15 milioni. Ogni pallone costa almeno 100 euro, fate un po’ di conti. Il giorno della finale la novità: dal 1970 ad oggi il pallone della finale era uguale a quello di tutte le altre partite. Stavolta si cambia: dai colori bianco e nero si passerà al color oro. Pezzo unico e per amatori. Se poi lo porterà a casa Ronaldinho (vedi Nike)...
Nike ha lavorato su altri fronti: ha investito il 10 per cento del suo fatturato, dunque circa 32 milioni di euro. Adidas molti di più: almeno dieci. Nike ha messo in campo Jogo bonito, spot di successo con i suoi campioni. Adidas ha occupato uno spazio di 40.000 metri quadri e costruito un campo di calcio nel cuore di Berlino: riproduzione dell’Olympiastadion. Ogni sera, da quelle parti, si affollano 60.000 tifosi: qualcuno compra, qualcuno guarda, qualcuno si diverte. Anche questo è jogo bonito: alla tedesca.