Poesie e balletti in onore di Blok

La poesia e la musica, i sentimenti e la danza, troveranno la loro sintesi sublime nello spettacolo che debutta questa sera al teatro Nazionale (repliche 18 e 19 febbraio), dedicato al poeta russo Aleksandr Blok, nell’ambito del festival che celebra il centenario della nascita di Dmitrij Sostakovic. Due grandi protagoniste dello spettacolo, il soprano Raina Kabaivanska e Carla Fracci, direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera, daranno vita a un omaggio a uno dei massimi poeti del Novecento, esponente di punta del simbolismo russo.
Con le «Sette romanze su poesie di Aleksandr Blok op. 127», suite vocale-strumentale per soprano, violino, violoncello e pianoforte, inizia una piccola serie di capolavori musicati da Sostakovic, che intona con rassegnata tristezza antiche ed enigmatiche nenie, espressione dei versi scritti dal giovane poeta nei fervidi anni a cavallo fra Ottocento e Novecento.
Nello spettacolo, per la regia di Beppe Menegatti e la coreografia di Luca Veggetti, Raina Kabaivanska esegue le «Sette romanze» di Aleksandr Blok, mentre l’attrice Bianca Galvan recita le liriche del poeta russo, in un’inedita traduzione in italiano di Silvana de Vidovich. Ancora, Italo Dall’Orto darà voce alla «Missione del Poeta», l’ultimo scritto-conferenza di Blok, datato 10 febbraio 1921 e pronunziato alla Casa del Letterato durante la riunione ufficiale per l’84° anniversario della morte di Puskin.
L’esecuzione delle musiche è affidata a Vincenzo Bolognese (violino), Andrea Noferini (violoncello), Steven Roach (pianoforte). Oltre alle «Sette romanze op.127», saranno eseguiti estratti dalla Sonata in re minore op.40 per violoncello e pianoforte e dalla Sonata in sol maggiore op.134 per violino e pianoforte, oltre al Trio n.1 in do minore op.8. I danzatori della compagnia daranno vita ai personaggi de «La baracca dei saltimbanchi», dallo scritto «Balagancik» scritto da Blok nel 1906. Nei ruoli principali: Anjella Kouznetsova (Colombina), Fabio Grossi (Pierrot), Riccardo Di Cosmo (Arlecchino). Nella prima romanza, «La Canzone di Ofelia», la soprano Kabaivanska dialoga d’amore con un Amleto-violoncello. La seconda, «Gamjun, uccello profeta», ispirata al quadro di Viktor Vasnecov, racconta di una Russia arcaica. «Eravamo insieme» è un ricordo d’amore, mentre «La città dorme» è un omaggio alla sua città, Pietroburgo. La «Tempesta» è osservata con senso di pietà per le vittime e «Divampano simboli arcani» è il culmine del Sostakovic più misterioso. L’ultima romanza è il trionfo della «Musica».