Il poeta rock riscopre le radici e trova un tesoro di inediti

Da oggi nei negozi «No Direction Home» doppio cd che raccoglie brani sconosciuti degli anni 1959-1966

Antonio Lodetti

da Milano

La voce glabra e acerba accompagnata da una pigra chitarra che ritma un blues dolente. Si intitola When I Got Troubles e non avrebbe nessuna caratteristica particolare se a cantarla non fosse lo sconosciuto Bob Dylan nel 1959. È - a oggi - la prima canzone mai incisa da Dylan, registrata da un compagno di liceo, perla rara che apre il doppio cd No Direction Home, oggi nei negozi con chicche, versioni inedite, brani dal vivo del perido 1959-1966 del poeta rock. L’album è la colonna sonora dell’omonimo film-documentario di Martin Scorsese (in uscita il prossimo 26 settembre), prima pellicola ufficiale sul cantautore commentata dalla voce dello stesso Dylan.
Un emozionante viaggio alle radici del folk moderno, dalla carboneria del Greenwich Village newyorchese alla conquista delle grandi platee rock. Il 4 novembre 1961 Izzy Young, personaggio di spicco della comunità folk, organizza alla prestigiosa Carnegie Chapter Hall il primo vero concerto del «provinciale» Bob Dylan alla conquista della grande città. Nella sala semideserta il cantautore intona, col suo stile sgangherato e tagliente, brani come This Land Is Your Land del maestro Woody Guthrie e ballate come Sally Gal, esclusa all’ultimo momento dal suo primo album, pubblicato un mese dopo. Due chicche che splendono nel nuovo cd raccontando l’anima pura del dilettante amato da pochi integralisti del folk; dell’artista che passo dopo passo plasma la tradizione americana a sua immagine e somiglianza diventando egli stesso la tradizione cui ancora si abbevera ogni cantautore degno di questo nome. Così rilegge classici come Gambler Rambler (in una rara incisione su registratore del 1960), Dink’s Song e I Was Young When I Left Home che arrivano direttamente dai nastri-pirata Minnesota Hotel Tapes del chitarrista-musicologo Tony Glover. Per i cultori da segnalare la prima versione di Mr. Tambourine Man (poi scartata da Another Side of Bob Dylan) cantata insieme con Ramblin’ Jack Elliott.
Negli anni Sessanta il grande Bob si è concesso anche alla Tv. Dallo show televisivo Folk Songs and More Folk Songs nasce la sua matura versione del 1963 di Man Of Constant Sorrow.
I brani dal vivo (sempre in edizioni storiche) fanno la parte del leone. La magia di Blowin’ In the Wind (l’inno che, quando uscì, fu accolto con freddezza da cantautori come Tom Paxton che lo definì «una canzone lista della spesa») introdotta dall’armonica anarchica, così come la caustica invettiva antimilitarista di Masters Of War documentano i bollenti spiriti dylaniani alla Town Hall di New York nel ’63. Le visioni apocalittiche di A Hard Rain’s A-Gonna Fall e di When the Ships Come In (scritta dopo essere stato scacciato da numerosi alberghi per i suo capelli lunghi e non proprio puliti) sottolineano il suo ruolo di apostata nei concerti alla Carnegie Hall dello stesso anno.
Chimes Of Freedom (poi ripresa anche da Bruce Springsteen) racconta il Dylan star e profeta del Newport Folk Festival 1964 e anticipa lo storico passaggio dai suoni acustici a quelli elettrici dell’anno successivo. Quando Bob sale sul palco di Newport ed esegue Maggie’s Farm con Al Kooper, Mike Bloomfield & C. viene sonoramente fischiato dai puristi e costretto a lasciare il palco. Nasce così il folk rock: quello di Like A Rolling Stone, incisa qualche giorno prima del Festival che chiude il disco in una versione registrata a Manchester nel 1966. «Sarebbe stato un sacrilegio non metterla nel disco», scrive lo scrittore Eddie Gorodetsky che ha curato lo splendido libretto di 60 pagine che accompagna il box insieme all’ex manager dei Rolling Stones Andrew Loog Oldham e ad Al Kooper.