La poetessa del pop alternativo

PJ Harvey domani all’Auditorium, per l'unica data italiana del suo tour. Da pochi mesi è stato pubblicato White chalk. È l’ottavo album di Polly Jean, cantante, polistrumentista, poetessa, pittrice, un’artista eclettica che sin dagli esordi ha attirato su di sé l’attenzione di pubblico e critici. Ha debuttato nel ’91, formando un trio a Dorset e registrando l’eccellente album di debutto Dry, accolto con entusiasmo sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti. La rivista Rolling Stone non indugiò a proclamare la Harvey «migliore cantautrice» e «migliore nuova cantante» della stagione. Da allora in poi PJ Harvey si è dedicata alla carriera solista, cercando nuovi stimoli nelle collaborazioni con altri musicisti. L’album del ’95, To bring you my love, è diventato una pietra miliare del rock alternativo. Nel ’98 Is this desire?, disco ambizioso e sperimentale in bilico tra ballate noir, rock e techno, si è guadagnato diverse nomination per i Brit Awards e i Grammy Awards. Il suo successore, Stories from the city, stories from the sea, esce nell’ottobre 2000 e riceve il Mercury Music Prize nel 2001. È il primo disco di un’artista donna a vincere l’ambito premio.
White chalk è dunque il nuovo passo ispirato di un lungo cammino fatto di successi; affermazione che acquista valore se si aggiunge che anche il nuovo album ha guadagnato una nomination ai Brit Awards, nella categoria «miglior artista donna». PJ Harvey, nel corso della sua carriera, ha collaborato con una gamma straordinaria di musicisti. Tra gli altri, ha duettato con Thom Yorke (Radiohead), Nick Cave e Tricky. Ha partecipato alle «Desert sessions» di Josh Homme e prodotto l’album Before the poison di Marianne Faithfull, recentemente ammirata sul grande schermo in Irina Palm.