Poeti, impotenti e alpini al mercato delle Europee

Sono 93 le liste presentate al Viminale, contro le 71 di cinque anni
fa. I "furbetti" scimmiottano i simboli dei big sperando di rubare
voti, la maggior parte gioca di fantasia. A Bruxelles non arriveranno
mai, ma l’importante è fare presenza. <strong><a href="/fotogallery.pic1?ID=1113">Guarda i simboli
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Roma - Basta poco, checcevò? Ti presenti al Viminale con la carta d’identità e i simboli in mano: tre dal diametro di 10 centimetri, altri tre dal diametro di 3 centimetri e via. Per un attimo ti senti un Berlusconi, un Casini, un Franceschini. Perché anche tu sei in mezzo a loro, almeno sulla carta. Almeno dietro a quella bacheca di vetro nel corridoio del ministero degli Interni. Inizia la corsa per le Europee? Bene, corro anch’io. Alla griglia di partenza per ora si sono presentati novantatrè partiti, molti dei quali partiti sì, ma di senno.

Accanto al Pdl, al Pd, all’Idv, alla Lega, purosangue della politica italiana, ci sono pure i ronzini, quelli che ci provano, e che magari non faranno neppure un metro di strada perché, in fondo, mica è così facile. Oltre ai contrassegni bisogna pure portare le firme, un sacco di firme: non meno di 30mila e non più di 35mila per ogni singola circoscrizione. E le circoscrizioni sono cinque. Totale firme: dalle 150mila alle 175mila, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Pena l’esclusione dalla competizione. Tradotto: fermo alla griglia di partenza. Però in quel momento ci sei pure tu: leader di un movimento, di un partito, di una lega. Poco importa se rappresenti soltanto te stesso.

Anche tu hai pari dignità e sei gomito a gomito ai big del palazzo. Tu, che magari rappresenti soltanto il tuo condominio o poco più. Entro il 29 aprile presenterai i tuoi candidati nei cinque uffici circoscrizionali istituiti presso le Corti d’appello di Milano, Venezia, Roma, Napoli e Palermo e buona fortuna: se è tutto ok e la gente di vota, rischi di partire davvero per Strasburgo. Quindi, perché non provare? Ecco quindi una valanga di Leghe, una manciata di falce e martello, una baraonda di destre. Presenti anche i vecchi contrassegni di Fi e An: si sa mai che poi qualcuno scippi loro il simbolo.

Alcuni, i «furbetti dei simbolino», giocano sulla confusione; altri invece saccheggiano la fantasia. Sognatori e visionari o soltanto simpatici burloni? Qualcuno ci crede veramente, come la signora Mirella Cece, fondatrice e leader indiscussa del «Sacro Romano Impero Liberale Cattolico» che ha messo insieme i «Giuristi del Sacro Romano Impero», il «Movimento europeo liberal cristiano», «Giustizia e libertà» e il movimento «A tutto campo, nel tempo e nello spazio». Ex militante del Pli, è trent’anni che ci prova e ad ogni tornata elettorale è lì, in fila, a presentare il suo contrassegno: «Che sia la volta buona». Ma che propone? «Una monarchia parlamentare». E il Re chi lo fa, Vittorio Emanuele di Savoia? «Certo. Una persona squisita. Squi-si-ta». Accanto a lei quelli di «Recupero maltolto», con tanto di bottino nel simbolo. Il loro slogan? «Liberté, fraternité, egalité. Chiudiamo le province; acqua bene comune; no amnistia». Più chiari di così.

Puntano tutto sulle tradizioni quelli del partito «Terre d’Italia: ambiente, ruralità, caccia e pesca» e quelli di «Comunità alpine». Ci prova pure Alessandro D’Agostini, capo del movimento «Giovani poeti d’azione», supertifoso di Montale. Spiritualisti pure quelli di «Zeitgeist. Non basta votare» e decisamente attento al localismo Vincenzo Napolitano, insegnante di liceo e presidente di «Per Nola», dove «Per» sta per «Partito europeista riformista». E se «Parlamentare indipendente» spiega: «La mia lista? Sono solo io, Lamberto Roberti», c’è pure chi confessa, tramite il suo partito: «Amo l’Italia. Non voto la provincia».

Al via c’è pure la «Lega federale del Sud», associazione di imprenditori ed operai nel cui simbolo c’è un uomo che beve da una brocca e lancia l’allarme: arsura del sud. Ben più esoso il dottor Cirillo, che di simboli ne ha presentati cinque: «Preservativi gratis», «Partito impotenti esistenziali», «Italiani poca cosa?», «Donne insoddisfatte e incomprese» e «Italia dei malori». I suoi rivali? Quelli delle «Pari opportunità maschili».

Guarda i simboli dei partiti presentati al Viminale