Poettering rilancia le radici cristiane dell’Europa

«Raccolgo solo silenzi nei Paesi arabi quando chiedo se i convertiti al cristianesimo sono condannati a morte»

nostro inviato

a Strasburgo

Merkel, Barroso e il neo-presidente dell’Europarlamento Poettering - ieri all’atto di insediamento - tornano a rilanciare la necessità di dare una carta costituzionale all’Europa.
La Bundeskanzlerin pone il traguardo per i primi mesi del 2009 per sciogliere l’impasse e nel suo entourage si fa capire che la presidenza semestrale tedesca, più che al 50° anniversario della Ue che verrà celebrato a Berlino il 25 marzo, è a dopo il 14 maggio delle elezioni francesi che guarda, come momento in cui verranno lanciate le ipotesi di lavoro.
Il presidente portoghese della commissione, a sua volta, invoca il «senso di responsabilità» dei capi di Stato e di governo: vero che non si può riesumare il vecchio testo bocciato da francesi e olandesi, ma «tutti hanno firmato a Roma» quel solenne impegno e ora non possono far finta di niente.
Stessa analisi da parte di Hans Gert Poettering, eurodeputato della Cdu tedesca fin dalla prima legislatura, che è riuscito a scalare il gradino più alto dell’istituzione. Rileva che nessuno si sogna di contestare i risultati dei referendum, ma sottolinea pure che in 27 hanno firmato quel trattato. E che i patti devono essere rispettati.
Una punzecchiatura secca per chi - inglesi e polacchi in primo luogo - han già fatto sapere informalmente che al varo di una nuova carta non ci pensano per nulla. Seguita poi da una novità di non poco conto che ai più forse è sfuggita. Rilevata la necessità di armonizzare maggiormente culture e religioni che si ritrovano in Europa, Poettering racconta che nel corso dei suoi viaggi in Paesi arabi molto spesso gli è stato chiesto come i musulmani vivono in Europa.
Potendo rispondere che forse non sono ancora del tutto integrati, ma comunque possono praticare il loro credo in moschee e in diversi luoghi di culto. Ma di aver trovato invece solo silenzi imbarazzati quando era lui a chiedere se fosse vero che nei Paesi arabi è prevista la pena di morte per chi si convertisse al cristianesimo.
I socialisti europei, larghi di applausi fino a quel momento con Poettering, si son guardati bene a quel punto dal battere le mani. Forse tra i pochi ad accorgersi che nelle sue parole c’era - manco troppo sottotraccia - un richiamo al discorso di Ratisbona di papa Ratzinger, visto che a parlare di un Islam omicida contro i convertiti sarebbe stato sempre quel Emanuele II° Paleologo, citato all’epoca dal pontefice tedesco.
Che Poettering possa richiamarsi al Papa è da metter di conto, visto che i Popolari non nascondono lo speciale rapporto con la chiesa cattolica.
Ma dietro le sue parole - stando al vicepresidente dell’Europarlamento Mario Mauro - potrebbe anche esserci dell’altro: a partire dalla riproposizione delle «radici cristiane» dell’Europa. Gettate fuori dalla porta europea da Chirac, potrebbero esser riproposte dalla finestra aperta di Sarkozy, se fosse eletto all’Eliseo.
La Merkel non si opporrebbe certo, così come i Paesi del Mediterraneo e buona parte di quelli dell’Est. Resterebbero inglesi e scandinavi a strorcere probabilmente il naso, coi secondi, comunque, disposti a compromessi pur di far vedere la luce a una nuova carta che permetta di mettere finalmente in soffitta l’attuale necessaria unanimità dei consensi per far decollare le iniziative.
Decisioni a maggioranza e presidenze biennali del consiglio - per evitare la giostra dei sei mesi a testa - restano imperativi categorici da ottenere entro il 2009, prima che si rivoti per l’Europarlamento, un po’ per tutti.
Ma la Merkel ha anche ipotizzato nuovi poteri per l’assemblea degli eletti, D’Alema insiste per un ministro degli Esteri comune dei 27, Sarkozy vuole frontiere chiuse dopo l’ultima integrazione di Bulgaria e Romania.
Carne al fuoco insomma, comincia a essercene. Tutto resta però indissolubilmente legato all’esito delle presidenziali francesi. Tra tre mesi.