Poggiali, il campione del mondo che riparte dal bancone di un bar

Vuole un pool che studi meglio la materia. «Gli americani sono con me. Punto a Londra 2012»

Pronto, scusi, Manuel... Manuel Poggiali?
«Sì, mi dica...».
È per un’intervista, lei da un anno è fermo...
«Guardi, perdoni, sono in vacanza, possiamo risentirci fra due settimane? Grazie». Click. Il primo pensiero: ma se è in vacanza da un anno, licenziato dalla Ktm a fine 2006... Il secondo pensiero, ancor meno nobile: neanche fosse Valentino Rossi... Eppure, Manuel Poggiali, sammarinese, 25 anni, due titoli mondiali in tasca, appiedato a fine 2006, è così: a suo modo affascinante per quanto è vero, schietto, talmente diretto che se non ci litighi la prima volta sei da Oscar, se non gli metti la mani addosso la seconda sei da beatificazione. E non perché sia maleducato o aggressivo o quant’altro, macché. È che nel mondo poco dialettico delle moto, lui che le parole le sa usare bene, è diventato un mago del non dire. Per arrivare in fondo con Manuel bisogna essere speleologi della domanda.
Un anno fermo ma ora torna nel motomondiale, classe 250, Aprilia?
«Sono contento, mi sembra normale».
Obiettivo?
«Non sarà facile perché non è una moto ufficiale, ma io vado per vincere. Anche perché se non andassi per vincere, allora me ne starei a casa».
Tanto più che dopo il licenziamento dalla Ktm lei ha più di un motivo per puntare alla vittoria.
«Io come gli altri».
Va bene. Perché si è fermato un anno?
«Colpa degli eventi: se sai di non trovare un mezzo all’altezza, meglio non far nulla e poi la Ktm mi aveva detto che non entravo più nei suoi piani a due gare della fine; a quel punto non puoi trovare alternative valide».
Un colpo basso.
«Non l’ho detto, però qualcuno è rimasto a piedi».
Ha fatto come Schumi, si è mantenuto in allenamento?
«Sì, perché allenarmi per me è ormai uno stile di vita».
E che cosa ha fatto per tenersi in forma?
«Le cose di sempre».
Quindi?
«Quindi tutto».
Ottimo. E tanto che era in palestra, ha servito bibite e altro ai clienti. Ma è vero?
«Sì, però parliamo del 2008».
Okay. Non si è chiesto se questo suo modo di relazionarsi, di essere sempre così diretto e schietto, non le abbia creato problemi con il suo ex team e con l’ambiente delle moto. Per tutti lei ha un talento alla Rossi, ma è un pilota difficile da gestire; è ostico in tutto.
«Non la capisco questa cosa, me la può spiegare meglio, mi fa un favore».
Per esempio quanto successo a Sanremo anni fa: presentazione del suo team, le dicono che è invitato al Festival e lei non ci va. Ha creato problemi a squadra e sponsor.
«Io faccio fatica ad essere in due posti diversi allo stesso tempo».
Ma che cosa è accaduto veramente?
«Se quella cosa me l’avessero proposta per il giorno dopo, per carità, ci sarei andato. Però, così, non mi sembrava giusto nei confronti di tutti gli invitati alla presentazione; lo sa che c’era anche gente che si era messa in ferie per assistere alla festa del team. Non è da me dire agli ospiti “adesso scusate, io qui ci sto dieci minuti, ora vado in un posto più importante, arrivederci e grazie”. Non mi va di essere sballottato qua e là. Era giusto restare, anche se Sanremo era più importante».
E l’anno passato in palestra, aiutando un suo amico nel bar?
«Ha detto bene lei: è passato. Quindi pensiamo al futuro».
Vero, ma vero anche che un due volte iridato in difficoltà con il proprio sport, comunque nel fiore degli anni, comunque pieno di milioni che si mette a fare anche il cameriere... come dire, incuriosisce.
«Guardi che non ero in difficoltà, io non mi sono sentito poverino, ho solo fatto qualcosa che mi piaceva: mi piaceva ogni tanto aiutare, giusto per non stare con le mani in mano».
Però le rende onore, poteva oziare... Altri suoi colleghi starebbero con i piedi a mollo attraccati con lo yacht.
«Non mi sento di criticarli per questo e poi quale onore? Solo perchè sono stato campione del mondo e tutto ad un tratto vado ad aiutare un amico al bar. Non mi piace ’sto discorso».
A suo modo è stato d’esempio per i giovani.
«Ma a me non va di esserlo... e poi quel che ho fatto può piacere a un pensionato, non a un giovane».
E pensare che dicevano che lei non aveva carattere...
«Non mi interessa, un anno fermo mi ha reso ancor più forte di testa. Certe cose le mettono in giro gli invidiosi. Per questo vado avanti per la mia strada».
Lo sa che se dovesse di nuovo vincere le toccherebbe parlare ogni giorno.
«Io dico quel che penso e gradirei voi lo accettaste. Non è che ho bisogno che si parli di me, non la vedo una cosa importante per la mia vita, magari mi fa piacere, ma non è che mi piace comparire. Amo la serenità».
Allora grazie...
«Grazie a lei per la disponibilità a parlare con uno come dite voi... ostico».