Un poker targato Italia a caccia del Leone d'oro

In concorso Bellocchio, Guadagnino, Gaudino e l'esordiente Messina In Laguna torna Johnny Depp, con Dakota Johnson e Jake Gyllenhaal

Identità e cambiamento. Queste sono le due parole che mettono d'accordo il presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica Alberto Barbera. Ma sono anche le direttrici su cui si muove tutto il programma dell'edizione numero 72 del più antico festival del mondo presentato ieri alla stampa. Con un concorso che si muove tra nomi noti (tra i tanti Bellocchio, Egoyan, Gitai, Guadagnino, Skolimowski, Sokurov, Trapero ma ci sono anche Fukunaga, il regista della prima stagione di True Detective , e Kaufman, lo sceneggiatore di Essere John Malkovich , con un film d'animazione a passo zero) e la sezione Orizzonti che accoglie ben sette opere prime tra cui quella peculiare dell'italiano Alberto Caviglia, aiuto regista di Özpetek, Pecore in erba , un «mokumentary» ossia un falso documentario in cui vedremo nel ruolo di se stessi personaggi come Augias, Brass, Cerasa, De Bortoli, Freccero, Fazio, Gipi, Linus, Magalli, Mentana, Sgarbi…

«È un festival - spiega il direttore a fine mandato - che rivendica una forte identità ma che è differente e distante da altre manifestazioni della stessa importanza. Non ci poniamo contro il mercato ma non ci adagiamo certo su di esso perché scegliamo di attraversare la complessità del cinema contemporaneo facendo delle scelte. Ecco le anteprime di grandi film hollywoodiani, il ritorno di grandi registi e i tanti debutti con la rappresentazione di cinematografie poco conosciute ma emergenti». E chissà che non stesse pensando alla Città del Vaticano che ha coprodotto il documentario di Gianfranco Pannone L'esercito più piccolo del mondo proprio sulle guardie svizzere che verrà presentato «fuori concorso». Che è ormai diventata una vera e propria macro-sezione che ospita film di ogni genere da quello spettacolare d'apertura Everest di Balthasar Kormákur con Jake Gyllenhaal agli statunitensi Go with Me di Daniel Alfredo con Anthony Hopkins e Ray Liotta, Black Mass di Scott Cooper con Johnny Depp (che torna a Venezia dopo tanti anni) e Dakota Johnson ( Cinquanta sfumature di grigio ), Spotlight di Thomas McCarthy con Michael Keaton, Mark Ruffalo e Rachel McAdams. Fino al divertissement di 16 minuti di Martin Scorsese con The Audition , uno spot su commissione di un complesso di centri commerciali, hotel e casinò di Macao, però con interpreti del calibro di Robert De Niro, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt. Sempre fuori concorso verrà presentato l'ultimo film di Claudio Caligari, il regista di culto di Amore tossico recentemente scomparso, che con Non essere cattivo , prodotto con il Mibact dall'attore Valerio Mastandrea, Paolo Bogna e Simone Isola (che in veste di regista presenterà il documentario Alfredo Bini. Ospite inatteso ), torna a raccontare la sua Ostia tra le nuove droghe degli anni '90 e una bellissima storia di redenzione personale.

A proposito di italiani è stato confermato il poker nazionale in concorso (ma sono tutte coproduzioni con la Francia) con Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio con Roberto Herlitzka, Pier Giorgio Bellocchio, Alba Rohrwacher, Filippo Timi, Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino con Valeria Golino, A Bigger Splash di Luca Guadagnino con Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Corrado Guzzanti, L'attesa dell'esordiente Piero Messina (già aiuto regista di Paolo Sorrentino) con Juliette Binoche.

Difficile trovare un filo rosso che leghi le opere di quest'anno così come non sembra esserci il tradizionale film scandalo. Mentre le sorprese polemiche è probabile che vengano soprattutto da quei film che raccontano fatti storici o di cronaca. Come Spotlight , incentrato sullo scandalo della pedofilia nella diocesi di Boston, oppure Rabin, Last Day di Amos Gitai sull'ultimo giorno di vita del primo ministro israeliano, o ancora Francofonia di Aleksandr Sokurov, titolo stranamente non preso dal festival di Cannes, sull'incontro nel 1943 tra il direttore del Louvre e il capo dell'amministrazione nazista.