Pokerissimo della Michelin ma al top...

Brando Franchi

Gianfranco Vissani è rimasto inchiodato a due stelle nella nuova edizione della Michelin, la guida ha invece promosso in Alta Badia (Bolzano) il St. Hubertus, chef Norbert Niederkofler; a Nerano (Napoli) la Taverna del Capitano di Alfonso Caputo; a Orta San Giulio (Novara) Villa Crespi, di Antonino Cannavacciuolo; a Senigallia (Ancona) la Madonnina del Pescatore di Moreno Cedroni, e a Verbania il Piccolo Lago di Marco Sacco, la novità di un’edizione che vede 28 doppie stelle e cinque tre stelle, una in meno, ad esempio, rispetto alla Spagna. Hanno ricevuto la loro prima stella il Piazza Duomo di Alba (Cuneo), l’indirizzo di Enrico Crippa; l’Antica Osteria dei Cameli ad Ambivere (Bergamo), un ritorno al top; Ca’ Daffan ad Arzignano (Vicenza), promozione che ha stupito parecchio; Lear a Briosco (Milano); S’Apposentu a Cagliari, cuoco Roberto Petza; Nido del Picchio a Carpaneto Piacentino (Piacenza), di Daniele Repetti; Trattoria Toscana a Castiglione della Pescaia (Grosseto), automatica stellina per il gruppo Ducasse; Jasmin a Chiusa (Bolzano); la Cantinetta a Felino (Parma), un altro ritorno; Rossini a Firenze, ai fornelli Andrea Mazzoni, premiato a gennaio da Identità Golose come Giovane dell’anno 2006; l’Enoteca a Macerata; Dal Vero a Badoere (Treviso); Anna Stuben a Ortisei (Bolzano); Acqua Pazza a Ponza (Latina); Reale a Rivisondoli (L’Aquila), chef Niko Romito; Mirabelle e il Pagliacco (Anthony Genovese) a Roma; Orso Grigio a Ronzone (Trento), l’altro azzardo; la Credenza di Giovanni Grasso a San Maurizio Canavese (Torino); Il Canto a Siena, finalmente scoperto Paolo Lopriore; e in Alto Adige, Zum Löwen a Tesimo (Anna Matscher); Trenkerstube a Tirolo e Tilia a Vandoies. Hanno perso la stella il Focarile ad Aprilia (Latina); Parodi ad Aulla (Massa Carrara); Scacciapensieri a Cecina (Livorno); Gritta a Palau (Sassari); Clivie a Piobesi (Cuneo); Finzi a Rivarolo (Mantova); Hostaria dell’Orso (di Gualtiero Marchesi) e la Rosetta a Roma; infine La Rosa a Sant’Agostino (Ferrara). La cosa che più stupisce è la scelta dei top per fotografare il meglio italiano: a parte Massimiliano Alajmo (Le Calandre a Rubano), Heinz Beck (Pergola a Roma) e i Santini del Pescatore a Canneto (Mantova), mancano tutti quei cuochi premiati dalle guide schiettamente italiane: Pierangelini e Vissani, Cracco e Bottura, Perbellini e Barbieri, Piccini e Iaccarino.