Pol Pot, il comunista che «riformò» il suo Paese abolendo scuole e diritti

Saloth Sar (nella foto) era nato il 19 maggio 1925 nella provincia cambogiana di Kompong Thom ma alla alla storia è passato con il nome di Pol Pot. Nome che secondo alcuni deriverebbe, non senza una connotazione sarcastica, dal francese «Politique Potentielle» (Politico Potenziale). Dal 1976 al 1979, quando il suo governo rivoluzionario venne rovesciato dal vicino stato del Vietnam, fu capo dei guerriglieri comunisti Khmer Rossi e ufficialmente Primo Ministro della Cambogia (Kampuchea Democratica). Ma soprattutto fu diretto ispiratore e responsabile del massacro di due milioni di suoi concittadini (un terzo dell’intera popolazione cambogiana) solo durante il periodo dal 1975 al 1979. È per questo ricordato come uno dei quattro più efferati assassini di massa del ’900, con Stalin, Hitler e Mao. Pol Pot intendeva «riformare» l’intera Cambogia su base comunista e proletaria. La proprietà privata fu dichiarata fuorilegge, chi viveva in città fu deportato nei campi di lavoro forzato, migliaia di intellettuali furono massacrati e le scuole abolite a favore dei «campi di rieducazione». Nei campi di lavoro Pol Pot fece anche internare, e morire, due suoi fratelli. Nel 1979 fu deposto dai vietnamiti che avevano invaso la Cambogia, ma riuscì a ritirarsi in alcune regioni del Paese. Ricercato per essere sottoposto al giudizio di un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità, morì nel suo letto (forse d’infarto, forse avvelenato) il 15 aprile 1998 in una località ai confini con la Thailandia dove i suoi ex-seguaci lo tenevano prigioniero.