Polacco ucciso, la svolta: fermato un connazionale

In manette un pregiudicato di 28 anni L’omicidio dopo una lite per futili motivi

A una svolta le indagini sul polacco ucciso il 5 agosto. È stato fermato per omicidio un suo connazionale, Marius Ekstiowicz, 28 anni, ritenuto responsabile dell’uccisione avvenuta in un laghetto per la pesca sportiva a Ostia antica. Joseph Kazimir Pilat, 43 anni, era stato aggredito, massacrato a calci e ridotto in fin di vita, con le costole spezzate, la milza e il fegato spappolati, in circostanze da chiarire: era morto poco dopo il ricovero nell’ospedale Grassi di Ostia. Dopo una decina di giorni di indagini il fermo per omicidio preterintenzionale del suo connazionale. Fermo, avvenuto mentre il polacco (che ha già precedenti per rissa e lesioni) stava cercando di fuggire in patria, che è stato convalidato dal magistrato, il sostituto procuratore Capasso. Al provvedimento si è arrivati nonostante la reticenza che gli agenti della sezione omicidi della squadra mobile romana e del commissariato di Ostia hanno incontrato da parte dei testimoni polacchi, tutti legati al presunto responsabile dell’aggressione da legami di amicizia o parentela.
La polizia è comunque riuscita ad acquisire una testimonianza valida e a procedere al fermo. Secondo la ricostruzione degli investigatori nel gruppo che quella sera alle 22 si trovava nei pressi del lago c’erano due cognati, «pescatori» che, con le rispettive mogli e due amici polacchi, erano venuti per chiacchierare e assistere alla pesca. La discussione degenerata nell’aggressione sarebbe scaturita poi per futili motivi. Joseph Pilat è stato soccorso dal 118 chiamato dal titolare del laghetto ed è stato trovato in fin di vita mentre gli altri si erano dileguati.