Polanski fa rivivere Oliver Twist

Patrizia Rappazzo

Ambientato nella Londra del XIX secolo e girato, in parte a Praga, arriva in sala Oliver Twist, il film (costato 60 milioni di dollari) diretto e coprodotto da Roman Polanski insieme a Robert Benmussa e Alain Sarde. Attingendo al capolavoro di Dickens, il regista polacco (premio Oscar con Il Pianista), coniugando differenti generi - dal fantasy al family e dark, sfidando la prima versione cult del 1948 di David Lean, porta sullo schermo la storia di un orfano (Barney Clark) che scappa dall'istituto gestito dal perfido Bumble e si unisce ad un gruppo di ladruncoli di strada che fanno capo al vecchio Fagin (Ben Kingsley). Durante una delle scorribande del gruppetto di furfanti, Oliver viene arrestato. Nel momento peggiore, inaspettatamente arriva in suo aiuto un signore molto facoltoso che dopo averlo fatto scagionare lo accoglie e nella sua casa offrendogli l'opportunità di una vita migliore.
Claustrofobia ad alta quota con Red eye, nuovo thriller di Wes Craven, il regista americano creatore di horror-cult (Nightmare e Screem), «è un titolo molto americano che prende spunto dal nome di un volo notturno tra Miami e New York, spesso utilizzato dagli uomini d'affari che al mattino tornati al lavoro, soffrono a causa della stanchezza dell'arrossamento degli occhi», dice il regista. Il film racconta i risvolti inquietanti dell'incontro in un aeroporto tra Lisa Reisert e Jack Ripper. Durante la traversata l'uomo rivelerà di essere in missione per eliminare il vice segretario alla sicurezza interna e minaccerà Lisa di ucciderle suo padre se non collaborererà. Un thriller dove nessuno è quello che sembra e ognuno indossa maschere psicologiche ed emotive.
Ancora un thriller - in questo caso «esistenzialista» e visionario - interamente ambientato nelle stazioni del metrò di Budapest con Kontrol. Pluripremiato al festival di Karlovy Vary e Prix De La Jeunesse, al 57esimo Festival Di Cannes 2004, e firmato da Nimrod Antal è candidato ungherese all'Oscar nella categoria dei Miglior film in lingua straniera. Surreale e grottesco, il film è una metafora che divide il mondo e i suoi abitanti in un «sopra» e un «sotto» e racconta la vita di un controllore che si innamora della figlia di un macchinista. Ricerca di se stessi e riscatto della propria cattiva coscienza, il film parla d'amore e delle occasioni per ricominciare, ma è anche un viaggio nei labirinti freddi e claustrofobici della metropolitana ungherese, dove due gruppi rivali di controllori cialtroni si sfidano al racing (pericolosa corsa notturna sui binari) e dove 7 presunti suicidi potrebbero non essere solo una pura casualità.
In sala anche The discent, horror tutto al femminile, diretto dall'inglese Neil Marshall, discesa nell'inferno dove le paure primordiali si confondono e il buio, i mostri e il sangue sono protagonisti assoluti. Al centro della storia, tre donne che combattono con le loro «ombre» materializzatesi in terribili creature apparse nelle galleria dei Monti Appalachi dove si sono recate per una gita speleologica.
In uscita anche Partner perfetto.com, scanzonata commedia sull’amore tra separati ultratrentenni e Sky High - scuola di superpoteri, situata sulle nuvole e frequentata da superoi. Non confermata invece l'uscita di Reinas, il film del regista spagnolo Manuel Gomez Pereira, sul rapporto tra i figli gay e le loro madri, nei tre giorni precedenti il matrimonio dei ragazzi.