Polanski, il genio funesto del grande schermo

Si inaugura domani, allo Spazio Oberdan, una grande rassegna che offrirà al cinefilo tutto lo straordinario percorso artistico di Roman Polanski, dagli esordi fino alle produzioni più recenti, con in più la chicca dei suoi primi cortometraggi, quelli girati tra il 1957 e il 1959, che gli fruttarono le prime premiazioni di una carriera straordinaria. Non si può analizzare la filmografia del regista nativo di Parigi ma di origini polacche e russe prescindendo dalla sua vita tormentata. Il suo cinema tragico, funesto, improntato al pessimismo va riletto alla luce di un’esistenza altrettanto inquietante. Cosa sarebbe stato, ad esempio, della cifra artistica del magnifico «Il pianista» (18/12), giustamente premiato con l’Oscar, senza la sua terribile esperienza, a sette anni, nel ghetto di Varsavia, con la madre deportata ed uccisa ad Auschwitz e lui costretto a fare da bersaglio vivente per divertire i cecchini tedeschi? O come giudicare il suo «Macbeth» (5/12), «la pellicola che porta sfortuna», senza ripensare che mentre lo girava in Gran Bretagna, sua moglie, la modella Sharon Tate, veniva brutalmente uccisa da Charles Manson? Lo stesso «Tess» (12/12), del resto, è dedicato alla moglie scomparsa. E che dire del divino «Chinatown» (domani) undici candidature all’Oscar, ultimo grande capolavoro girato su suolo americano visto che nel ’78, dopo aver abusato di una modella tredicenne (e condannato), fu costretto a fuggire in Francia? Sono solo alcuni dei titoli di una rassegna che riproporrà anche «Rosemary’s Baby» (21/12), il film della consacrazione a livello mondiale, e «Il coltello nell’acqua», pellicola d’esordio che gli valse anche una nomination tra i film stranieri. Segnaliamo, inoltre, il recente «Oliver Twist» (11/12) e il visionario «Repulsion» (13/12) con una Catherine Deneuve in gran spolvero.