Polanski, negata estradizione La moglie: "L'incubo è finito"

Respinta la richiesta di estradizione del regista franco-polacco formulata dagli Usa per l'accusa di aver stuprato una 13enne nel '78. E' libero: può lasciare la Svizzera. E gli Usa non potranno fare ricorso

Berna - Può lasciare lo chalet di Gstaad, nell’Oberland bernese, dove ha vissuto, senza mai mettere piedi fuori, dallo scorso dicembre. Roman Polanski è ufficialmente "libero". Le autorità svizzere hanno respinto la richiesta di estradizione arrivata dagli Usa. Il regista 76enne era stato arrestato il 26 settembre scorso all'aeroporto di Zurigo, in esecuzione di un mandato di cattura spiccato dalla procura di Los Angeles per "rapporti sessuali illeciti con una minorenne" risalenti agli anni Settanta. Secondo l'accusa nel 1978 avrebbe stuprato una ragazzina 13enne. Voci di una imminente estradizione per Polanski erano circolate nei giorni scorsi, ma erano state smentite da un portavoce del dipartimento federale della Giustizia di Berna.

La cauzione Dallo scorso 4 dicembre viveva nel suo chalet di Gstaad. Il 24 novembre, infatti, il Tribunale penale federale gli aveva concesso gli arresti domiciliari dietro una cauzione di 4,5 milioni di franchi. Lo scorso aprile una corte californiana aveva rifiutato un processo in contumacia. Gli Stati Uniti non potranno presentare appello contro la decisione della Svizzera. "La decisione non può essere appellata in Svizzera", ha riferito il ministro della Giustizia elvetico, Eveline Widmer-Schlump, che ha aggiunto che le autorità Usa "hanno accettato" la decisione di Berna di rimettere in libertà il regista.

La moglie: "L'incubo è finito" "E' la fine di un incubo". L’attrice e cantante Emmanuelle Seigner, moglie del regista franco-polacco, ha commentato così la decisione della giustizia Svizzera: "E' con immenso piacere che apprendo della liberazione di mio marito. Per i miei figli e per me è la fine di un incubo che è durato più di nove mesi". "Fremo all’idea di ricominciare a fare dei progetti e a riprendere una normale vita di famiglia, soprattutto per i miei bambini che non meritavano tutte queste sofferenze", aggiunge la Seigner.