LA POLEMICA

In relazione a quanto pubblicato venerdì con un articolo a firma di Adalberto Signore, mi preme precisare, senza alcun intento polemico e solo per spirito di chiarezza, che le ultime vicende giudiziarie hanno confermato il fatto che solo il partito della Democrazia Cristiana, di cui ho l'onore di essere il Segretario Nazionale, può fregiarsi di questa dicitura ed utilizzare il simbolo dello scudo crociato, con la scritta «Libertas».
Le invio, per una sua più dettagliata informazione, copia della Sentenza esecutiva n° 19381/ 2006, Terza Sezione del Tribunale Civile di Roma e dell'Ordinanza della Prima Sezione Civile della Corte d'Appello di Roma del 24 Gennaio 2007.
Questa mia precisazione vuole servire a chiarire una volta per tutte l'effettiva conclusione di un iter giudiziario da noi non voluto cui, invece, abbiamo dovuto dare seguito esclusivamente perché costretti a ristabilire i reali termini della questione, in particolare con l'organizzazione guidata da Pierferdinando Casini, la quale continua ad utilizzare lo Scudo Crociato illegittimamente.
Spero, comunque, che la chiarificazione fatta dalla Magistratura su chi oggi possa vantare la più genuina e coerente continuità con la storia ed il messaggio della Democrazia Cristiana di Sturzo e di De Gasperi, assieme con le iniziative politiche assunte dal mio partito, possa servire ad avviare un processo di riunificazione di tutte le organizzazioni ispirate al movimento democratico cristiano e, soprattutto, di quegli elettori e di quei cittadini convinti che il bene del Paese possa essere assicurato solo dal recupero di quei valori che sono sempre stati alla base del pensiero democratico cristiano. Mi riferisco, in particolare, al solidarismo, alle autonomie locali, al rispetto della vita e della persona umana.