LA POLEMICA Basta con le bugie propinate da prof e studenti comunisti

È Pd o Pg? È partito Democratico o Gramsciano comunista? Di democratico c’è ben poco se non il nome: la scuola che la sinistra vuole strumentalizzare e dipingere, è più vicina alle contestazione del ’68 che non all’istruzione del ventunesimo secolo. E tutti conosciamo troppo bene quali danni abbia prodotto quella scuola e quanto tempo ci sia voluto per rimediare, anche se solo in piccola parte, allo svilimento di un sistema che con la meritocrazia, con la competizione e con l'innovazione non aveva niente a che fare. Riconoscere il diritto alle manifestazioni e alle “okkupazioni” di certuni significa anche consentire a tutti gli altri, tra l’altro maggioranza, la possibilità di frequentare le lezioni e non calpestare quello stesso principio di libertà e di diritto allo studio che la sinistra è più brava a decantare con demagogia che non a garantire nei fatti. Sono giorni che ricevo segnalazioni di genitori indignati perché colpevoli del fatto di avere figli che non sono interessati dalle contestazioni, ma che desiderano solo recarsi nelle aule per imparare quanto sarà necessario per poter costruire il proprio futuro di adulti e di lavoratori consapevoli, senza essere sbeffeggiati da compagni pseudo-rivoluzionari, ma soprattutto da quegli stessi insegnanti che dovrebbero sentire il peso del proprio ruolo e, con professionalità e orgoglio, educare e istruire i nostri giovani. Hanno sempre creduto e fatto credere di essere detentori della cultura del nostro Paese, ma i ragazzi vanno a scuola per imparare la storia, la geografia, la matematica, il greco, l’informatica, l’inglese e non filastrocche e slogan antigovernativi. Mi si contraddica, se sbaglio. Se non altro per esperienza, ricordo che in tempi non lontanissimi le manifestazioni di piazza venivano organizzate il sabato e nel pomeriggio. Tutti saremmo curiosi di vedere quanti di quegli studenti che oggi scendono in piazza insieme con i professori, per contestare un ministro di cui spesso non conoscono neanche il nome, sarebbero disposti a fare altrettanto. Ed è quanto meno stravagante che questi politici di sinistra che inneggiano allo sciopero, iscrivano poi i propri figli nelle scuole private tanto demonizzate. Basta con le bugie. A ben altri Governi andrebbero rinfacciati i tagli, perché la riforma Gelmini si occupa di risparmi e di razionalizzazione e sta cominciando a ricostruire un sistema scolastico - sul quale ha regnato per anni l’immobilismo - che sappia essere rigoroso nei suoi obiettivi, competitivo e funzionale alla crescita professionale di studenti e insegnanti e al progresso della società intera.
(*)Coordinatore regionale Forza Italia
Capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio