La polemica Bertolaso: «Oggi s’indignano per i crolli, ma quando chiedevamo fondi non ci hanno ascoltato»

Punto per punto, numero per numero, prima ha illustrato lo stato dell’emergenza Abruzzo. Poi, il «tecnico» Guido Bertolaso ha tirato fuori anche l’amarezza che covava da giorni. Concluse le verifiche sui palazzi, ha spiegato all’uscita del vertice con Berlusconi e Tremonti a Palazzo Grazioli, è molto probabile che «circa 20mila persone non torneranno a casa per problemi di agibilità degli edifici». Dunque poco meno di un terzo dei 65mila abruzzesi che oggi risultano sfollati. Sono queste, ha detto Bertolaso, le persone «che noi dovremo tutelare anche nel corso dei prossimi mesi e alle quali dovremo dare un’accoglienza decente entro la fine dell’estate». E dopo le polemiche degli ultimi giorni il capo della Protezione civile è sbottato: «Tutti quelli che oggi s’indignano, dove erano negli anni passati quando scrivevo a tutti, ai vari governi e a tutti i parlamentari, chiedendo che si investisse in prevenzione?». Bertolaso accusa: «Sono otto anni che lo dico e con grande tristezza, amarezza e pure rabbia, registro che oggi tutti sono concordi» con la necessità di fare prevenzione. Ma, incalza, «non sono i terremoti che uccidono, è l’uomo che uccide perché costruisce come non dovrebbe laddove si sa che ci sono i terremoti». Il capo della Protezione civile ricorda anche le reazioni alle sue parole di due anni fa, in occasione delle celebrazioni per il terremoto di Marche e Umbria. «Dissi che si doveva fare prevenzione, ma temevo che non si sarebbe mai fatta perché con la prevenzione non si vincono le elezioni». E al padre di Nicola Bianchi (un ragazzo morto nella Casa dello Studente), che ha detto che il figlio è stato ucciso dall’impudenza delle istituzioni, Bertolaso risponde così: «Come dice il magistrato, bisogna prima capire perché non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma questo padre ha perfettamente ragione. Come avevano ragione le mamme e i papà dei bambini di San Giuliano di Puglia». Quanto alla Protezione civile, conclude, «noi siamo il pronto soccorso di un Paese, non siamo noi che dobbiamo imporre regole, discipline e leggi che poi devono essere rispettate. E credo che come pronto soccorso abbiamo agito bene e continueremo a farlo». E l’azione comincia a produrre i suoi effetti anche all’Aquila.