La polemica E il governo stoppa il ddl anti-pentiti

«Il disegno di legge anti-pentiti? Io sono contrario. L’averlo presentato, è un’iniziativa personale del senatore Giuseppe Valentino. Non rientra né nel programma del mio governo, né è stato mai discusso dal gruppo di lavoro del mio partito, la Consulta della Giustizia». Il ministro Angelino Alfano così ieri ha voluto spegnere la polemica accesa dall’opposizione. Una presa di posizione arrivata puntuale, sollecitata da più parti e necessaria per replicare al polverone sollevato dal quotidiano «La Repubblica» che aveva attribuito al governo la volontà di emanare un provvedimento per depotenziare le deposizioni dei pentiti. Spiegazioni utili, visto il clima che da sempre c’è intorno al dibattito sulla riforma-giustizia. «Dubito che il ddl arriverà in aula... », ha concluso il guardasigilli.
Punto e basta? Per il governo sì, per l’opposizione che aveva già gridato allo scandalo no. Ma a sorpresa un appoggio alla proposta viene dai penalisti: infatti, è proprio l’Unione delle camere penali italiane a difendere le idee del senatore Valentino sulla revisione delle norme che regolano la valutazione delle dichiarazioni dei pentiti. Non solo: gli avvocati invitano a «non liquidare una proposta parlamentare con allarmi demagogici». A loro dire quel ddl «merita di essere discusso e valutato sotto il profilo tecnico e giuridico», perché «è evidente che nei maxiprocessi i pentiti la fanno spesso da padroni e che le regole di valutazione della prova si applicano in modo puramente teorico». Il caso Tortora, secondo i legali dell’Unione, sembrerebbe non avere ancora insegnato che «troppi sono i misfatti perpetrati dai nostri tribunali in nome di una lotta alla criminalità organizzata che ha di fatto legittimato un uso disinvolto dei pentiti e improvvisate regole di valutazione della prova».