La polemica Non si processa la tv per una pipì da champions

Non si può fare nemmeno una pipì in grazia di Dio. Jens Lehmann protesta. «Sono affari miei, ero sotto stress, basta con l’invasione delle televisioni». Si riferisce, l’ex portiere del Milan protagonista di una minzione d’onore durante Stoccarda-Unirei vinta dalla squadra tedesca 3 a 1. C’era una volta il gioco del football, se ne parlava e se ne discuteva al bar o a scuola, c’era quello che riferiva cose fantastiche o fantasiose «ha tirato da cento metri, roba da non credere» e tutti ci credevano. C’era quell’altro che assicurava: «una parata da palo a palo, sembrava tiramolla» e giù una bevuta di bianchino, l’altro ancora era reduce da una visione magica: «Un gol in tripla rovesciata, da circo» e attorno al narrante la folla restava a bocca aperta.
Le telecamere hanno fatto finire il sogno, al bar quei tre tipi di cui sopra non hanno più gloria ma soltanto bianchini con lo spruzzo. Oggi comanda la tivvù, oggi la spider cam ti prende e ti riprende da sopra, da sotto, alto, basso, ma non c’è la scritta «fragile». Oggi Lehmann minge e finisce immediatamente dopo anche nei telegiornali. Mourinho fa il predicozzo a Balotelli, tenendosi la mano davanti alla bocca non per alitosi, e il ragazzone, con due occhioni come un bimbo nella culla, lo manda a scopare il mare, senza che il bell’uomo di Setubal se ne accorga ma con gli ascolti a mille in ogni parte d’Italia. Metti a Cassano. Si dirige verso un tifoso della Doria che lo sta sfottendo e di rimbalzo gli suggerisce una fellatio, tutto visto e televisto grazie alla tivvù. Lo stesso fece Ibrahimovic a San Siro, lo stesso Maradona allenatore dell’Argentina. Ricordo il gesto di Chinaglia che manda a quel paese Valcareggi che lo sostituisce durante Italia-Haiti e ancora Roby Baggio che pensa di avere a che fare con un pazzo, Sacchi Arrigo, che lo chiama fuori dalla prima partita con la repubblica d’Irlanda e portandosi il dito indice alla tempia, completa il significato del proprio pensare. Altri mille gesti, oltre alle gesta, fanno parte della storia del calcio ma oggi non se ne può più, anche l’orinatoio pubblico, Ronaldo, Inzaghi, se c’è la goccia è spot.
Ma non è il caso di lamentarsi, urologo a parte. Chi ha voluto la tivvù a tutti i costi (nel senso vero della parola) paga dazio: quanti ne avete visti o ne vedete ancora correre davanti alla telecamera dopo un gol e baciare la fede nuziale o rivolgere una parola d’amore alla propria femmina, moglie o fidanzata, urlando la gioia e risparmiando sulla telefonata? Totti addirittura si sostituì a un cameraman e montò sull’attrezzo per riprendere la folla osannante che festeggiava all’Olimpico uno dei cento gol del Pupone. Poi ci sono quelli che si pettinano dopo un colpo di testa perché sanno che vengono meglio in tivvù, poi ci sono quelli che dopo un gol guardano il tabellone luminoso che proietta il gesto e allora come sono bello e come sono bravo, lo fanno anche Mancini e Mourinho e altri sodali di panchina, basta un colpo al ciuffo o il broncio accentuato e l’effetto è immediato.
Tutti inquilini del Grande Fratello calcistico, dove non ci sono nominati e nemmeno il confessionale ma gli ascolti sono clamorosi. Jens Lehmann deve farsi una ragione, la sua pipì da champions lo ha reso di nuovo famoso. In futuro l’esame antidoping potrà essere effettuato a partita in corso, dal produttore al consumatore, davanti a spalti gremiti e televisori accesi. Mi auguro che ci si possa fermare a questa prima funzione corporale anche se certe partite, a volte, stimolano la seconda.