La polemica La sinistra in panchina

Oggi, mio malgrado, devo fare i complimenti al Comune e alla giunta Vincenzi. Ma, come spesso accade, sono complimenti tardivi. Che giungono per decisioni che si sarebbero potute prendere prima. Ad esempio, guardando ad analoghe situazioni in altre città.
Penso a quello che è successo nei giorni scorsi a piazza Caricamento. Dove si è verificato un caso analogo a quello di piazza Vittorio Veneto a Sampierdarena, di cui ci siamo già occupati. E cioè che sono state rimosse le panchine perchè erano diventate un rifugio di sbandati e nullafacenti che creavano problemi di ordine pubblico.
La prima volta che un provvedimento del genere venne preso da Giancarlo Gentilini, sindaco sceriffo leghista di Treviso, si scatenò un inferno mediatico e politico, con interventi indignati di giornalisti ed intellettuali, in cui il commento più dolce nei confronti di Gentilini era quello che gli dava del «razzista». Ma, per l’appunto, si trattava del giudizio più positivo nei suoi confronti. In pratica - si sosteneva da sinistra - Gentilini voleva impedire di sedersi alle fasce più deboli della società e provvedimenti del genere non avrebbero sfigurato nella Germania hitleriana.
Mi sembrava assolutamente chiaro, fin dall’inizio, che non era così. Ma, evidentemente, come diceva il Piccolo Principe, l’essenziale è invisibile agli occhi. O, almeno, a certi occhi. Ad esempio, quelli genovesi, dove la pratica delle panchine in piazze troppo difficili per renderle vere e fruibili alle persone perbene è stata tentata anche dopo le scelte di Gentilini. Ad esempio, a Caricamento, dove vennero messe «per far sì che la piazza venisse non solo attraversata, ma anche vissuta».
Il problema è chi ha vissuto la piazza. Circostanza che ha portato nei giorni scorsi i tecnici dell’Aster a togliere le panchine. «C’era gente che orinava, vomitava, bivaccava liberamente giorno e notte, sbraitava e molestava i passanti - ha spiegato l’assessore alla Sicurezza del Comune Francesco Scidone - Era troppo per tollerare». E Gianfranco Tiezzi, responsabile del Commercio a Tursi, ha rincarato la dose: «Quelle panchine erano ormai diventate impraticabili e sede di attività poco lecite. È stato inevitabile prendere una decisione, anche drastica, per risolvere la questione in maniera decisa».
Insomma, per una volta Genova è come Treviso. Per una volta Genova esce dalla demagogia e dall’ideologia e ragiona con realismo. Per una volta, la «città dei diritti» è anche la città dei diritti delle persone oneste e perbene.
Solo, con qualche anno di ritardo.