Polemica sulla festa del 17 marzo: tutti a lavoro? Adesso il governo potrebbe cambiare idea

Tensioni nel consiglio dei ministri. Il fronte del no (Lega e Confindustria) mette in guardia: &quot;C'è crisi&quot;. Sulla stessa linea Romani. Ma gli ex An non mollano. <strong><a href="/interni/la_nuova_festa_e_molto_meglio_25_aprile/giorgia_meloni-unita_ditalia-ministro_gioventu/10-02-2011/articolo-id=505063-page=0-comments=1">Per il ministro Meloni la nuova festa &quot;è molto meglio del 25 aprile&quot;
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Roma - «Il ponte del 17 marzo? Sareb­be pericolosissimo. In un momen­to di crisi come questo come fai a fare il ponte?». Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ieri ha ripetu­to anche fuori da Palazzo Chigi ciò che aveva sostenuto durante il Con­siglio dei ministri. Che non è riusci­to a raggiunge­re una determinazio­ne univoca sull’opportunità di con­fermare il giorno di festa per cele­brare il 150simo dell’Unità d’Italia.

Gli esponenti del Carroccio co­me il ministro Calderoli hanno riba­dito le proprie perplessità non solo in materia economica ma anche nel merito stesso dei festeggiamen­ti. L’idea di far fermare il Paese per un giorno lavorativo (ma potrebbe­ro diventare almeno tre visto che il 17 marzo cade di giovedì) garba po­co anche a ministri meno «federali­sti » di quelli della Lega Nord. Come il titolare dello Sviluppo economi­co, Paolo Romani, che non è rima­sto insensibile all’appello lanciato dal presidente di Confindustria Marcegaglia secondo cui «4 miliar­di di costi aggiuntivi» per le impre­se sono troppi.

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, maggiormente pro­pensa a celebrare la ricorrenza con lezioni speciali e altri eventi. Non a chiudere le scuole. Dall’altra parte, invece, si sono schierati i componenti di prove­nienza An come il coordinatore Pdl Ignazio La Russa e il ministro della Gioventù Giorgia Meloni. Il ti­tolare della Difesa ha precisato che ormai il giorno festivo è stato decre­tato e indietro non si torna.

Un’eventuale marcia indietro ve­drebbe il loro voto contrario. Legit­time le preoccupazioni: non si può regalare ai finiani un tema molto sentito a destra. A stemperare le tensioni, come al solito, ci ha pensato il sottosegreta­rio, Gianni Letta. Anche se,un po’ a sorpresa, non si è schierato aperta­mente per la festa, pur essendo pre­sidente del comitato dei ministri che si occupano della vicenda.

«Ra­gioniamo, dobbiamo considerare anche l’opinione espressa da Giu­liano Amato », avrebbe detto secon­d­o quanto riferito da alcuni parteci­panti. I dubbi espressi dall’ex pre­mier e presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni non lo hanno lasciato insensibile. E così, alla fine, il premier Silvio Berlusco­ni ha optato per il rinvio. «Non mi aspettavo tutte queste pressioni da parte di Confindustria e di altre as­sociazioni, cerchiamo di capire co­sa fare», avrebbe sottolineato.