La polemica Il Vaticano: «La pillola è aborto» I medici: «Fantascienza»

RomaA quarant’anni e mezzo dalla pubblicazione dell’enciclica «Humanae vitae» di Paolo VI, che ribadiva il tradizionale «no» della Chiesa cattolica ai contraccettivi, L’Osservatore Romano afferma che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull’ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico.
Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L’Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura dal medico svizzero Rudolf Ehmann, il quale «dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano».
Attenzione: qui non si sta parlando della famosa pillola abortiva RU486, ma della normale pillola anticoncezionale. «Curiosamente – osserva Simón Castellví – questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori».
Un'altra accusa sollevata dall’Osservatore Romano riguarda «gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente» attraverso le urine femminili. «Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell'infertilità maschile in Occidente è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”». Infine, il presidente della Fiamc parla degli «altri effetti secondari delle combinazioni fra estrogeni e progestinici. La stessa Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro» il 29 luglio 2005, aveva «già constatato la carcinogenicità dei preparati orali di combinati estrogeno-progestinici e li aveva classificati nel gruppo uno degli agenti carcinogenici». «In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo – conclude Simón Castellví – si può dire che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell’informazione sui mezzi naturali) e il diritto all’uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna)».
«La Fiamc – osserva ancora il medico – si è impegnata con la scienza e la verità fin dalle sue origini. Per questo studiamo e menzioniamo tanto l’effetto principale che quelli secondari di questi farmaci». Simón Castellví conclude proponendo la validità dei cosiddetti «metodi naturali»: «La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona».
Le affermazioni pubblicate sul quotidiano della Santa Sede sono state bollate come «fantascientifiche» da Gianbenedetto Melis, vicepresidente della Società italiana della contraccezione. «La pillola - ha spiegato - non è in grado di provocare l’aborto in quanto impedisce l’ovulazione e se non c’è l’ovulo da fecondare non ci può essere gravidanza». Melis contesta anche i dati sugli effetti antiecologici della pillola: «Gli ormoni contenuti nei contraccettivi orali - ha spiegato - una volta metabolizzati dal fegato non sono più in grado di indurre effetti ormonali femminili». «Se vogliamo dare la colpa dell’infertilità maschile agli estrogeni – osserva la farmacologa Flavia Franconi – dobbiamo ricordare che il mondo è pieno di sostanze ad attività estrogeniche». «Anche una bottiglia di plastica lasciata al sole libera estrogeni “inquinando” il liquido che beviamo», ha concluso.