Polemiche aperte sulla chiesa chiusa

La chiesa di San Giovanni Battista di via Prasca a Quarto resta sempre chiusa, causa crollo, ma la polemica invece è già partita.
La lettera del professore Massimo Corradi - Dipartimento di Scienze per l'Architettura, Università degli Studi di Genova -, arrivata nella redazione de «il Giornale», apre il dibattito.
L'oggetto del contendere è il ritardo dei lavori, fermi da quasi quattro anni, anche se ci sono progetto e 300mila euro per la messa in sicurezza.
Il professore parla di alcune inesattezze e di errori contenuti nell'articolo apparso su «il Giornale» domenica 11 febbraio, che ha dato voce all'esasperazione della comunità cattolica e al parroco don Luciano Divona. Ma i parrocchiani (quelli bene informati) e lo stesso don Luciano, confermano: «C'è il progetto, ci sono i soldi e c'è anche la ditta dei lavori, ma la chiesa resta chiusa. Si dovrebbe procedere alla messa in sicurezza di una parete, parte dell'altare e anche le volte delle tombe che sono sotto il pavimento della chiesa e ripulire il sagrato artistico. Insomma siamo qui che aspettiamo da quasi quattro anni e non sembra esserci via d'uscita. I lavori non partono, e in 9mila tanti siamo, dobbiamo puntualmente traslocare per qualsiasi tipo di funzione nella chiesa dei Salesiani».
Così mentre la polemica si accende sul contenuto dei progetti (o delle semplici relazioni tecniche) redatti in questi anni, e sulla specificità di questi, il problema resta e i tempi dell'avvio dei lavori si allungano.
«Occorre fare alcune precisazioni - spiega Massimo Corradi -. Il progetto di consolidamento statico, redatto dal sottoscritto, su incarico di monsignor Tarcisio Bertone, dopo i crolli avvenuti nell'estate del 2003, con l'apporto di numerosi professionisti qualificati, e approvato dalla Curia di Genova e dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, non è mai stato reso operativo, per "misteriose" quanto incredibili decisioni della Curia stessa di Genova nel 2004; nonostante il sottoscritto abbia predisposto, preparato e presentato ampia documentazione e abbia iniziato, con l'impresa Se. Co, i lavori di messa in sicurezza delle opere d'arte (altare e coro) e del fabbricato già nel lontano 2003». Il professor Corradi tuona inoltre contro chi ha intenzionalmente voluto, subito dopo, mettere in ombra il suo stesso progetto: «L'intervento dell'ingegnere Montaldo non è consistito in alcuna progettazione ma solo in una relazione tecnica (ottobre 2004) nella quale si legge, che grazie ad un monitoraggio satellitare in corso da circa dieci anni, eseguito da una ditta di Milano, egli ha potuto affermare che la chiesa non aveva subito alcun danno e, anzi, neanche alcun cedimento, non modificando di un millimetro la geometria della fabbrica. Peccato che tali sofisticate apparecchiature non si sono accorte che alcuni anni prima il tetto, nel corso di lavori di rifacimento del manto di copertura e delle strutture portanti, era stato rialzato di venti centimetri. Tale relazione è servita a non portare alcun beneficio alla conoscenza delle problematiche strutturali in corso, e a non fare iniziare i lavori. La Curia si è invece prodigata a far sì che si perdessero i finanziamenti ottenuti, si gettasse via un progetto approvato dalla Curia stessa e dalla Soprintendenza, si sprecassero risorse per pagare consulenze inutili, si gettasse discredito sull'Università di Genova che ha collaborato agli studi preliminari per la redazione del progetto e, si procrastinassero sine die i lavori di consolidamento. L'intervento poi dell'ingegnere Lagomarsino non è un progetto ma una "consulenza al progetto di consolidamento" che nulla ha aggiunto a quanto noto».
Al di là comunque di ogni polemica e precisazione (anticipate dallo stesso articolo), il problema resta: la chiesa è chiusa, il cantiere abbandonato e le erbacce avanzano sul sagrato.
«Speriamo di poter mettere fine a questa storia - conclude don Luciano -, i lavori devono ripartire e i parrocchiani devono tornare in chiesa».