«Polemiche basate sul niente, pensate per eccitare gli animi»

«Il Santo Padre non ha sposato il giudizio su Maometto di Manuele II Paleologo»

da Roma

Il teologo Nicola Bux, consultore della Congregazione per la dottrina della fede è chiaro. Che cosa è accaduto? Come si spiega queste reazioni?
«Purtroppo il discorso tenuto dal Papa a Regensburg non è stato diffuso in lingua araba, non è stato letto integralmente né attentamente. Le prime reazioni, che hanno dato l’avvio alle polemiche e alle manifestazioni, si sono basate su sintesi imprecise, su frasi estrapolate, su citazioni attribuite al Pontefice quando invece si trattava di testi medioevali...».
Quella citazione di Manuele II Paleologo, non andava fatta?
«Ma il contesto era chiarissimo, così come era chiaro che il Papa – che si è servito di quell’esempio per introdurre il suo discorso, non focalizzato sull’islam o sulla guerra santa, ma sul rapporto fede e ragione – non intendeva affatto fare proprio quel giudizio pesante, pronunciato nel 1391 e peraltro ben conosciuto nel mondo musulmano. Certe polemiche sono davvero pretestuose, pensate per eccitare gli animi, per spingere le folle in piazza, anche se sono basate sul niente. Tra l’altro, vorrei ricordare che in quello stesso discorso, così come in quello che il Papa aveva pronunciato due giorni prima a Monaco, veniva criticata la mancanza di rispetto verso ciò che è sacro per altri popoli e culture che talora vige in Occidente. E dicendo questo credo che Benedetto XVI si riferisse anche all’islam, manifestando dunque attenzione e sensibilità verso ogni sentimento religioso».
L’effetto del discorso, però, è stato l’opposto...
«Credo che sia necessario prendere spunto da ciò che è accaduto per avviare un confronto serio, sereno e ragionevole. Proprio ciò che il Papa intendeva fare, offrendo non soltanto ai musulmani, ma agli uomini di tutte le fedi e ai non credenti di tutte le culture, una base per instaurare un dialogo. Ma questo non può certo avvenire se si minacciano o si attuano violenze come reazione a un discorso che neanche si conosce. Con il mondo islamico, va detto, non è facile dialogare sui contenuti della fede, perché il concetto di dialogo su queste tematiche non appartiene alla forma mentis di molti dignitari musulmani. Ma è necessario confrontarsi: se si definisce la propria religione la “migliore”, come ha fatto il presidente iraniano, allora non ci si dovrebbe sottrarre alla critica della ragione sui contenuti della propria fede».
In questo momento però sembrano prevalere i falchi, i fondamentalisti.
«Non ci si deve nascondere dietro a un dito. Benedetto XVI nel suo testo ha citato soltanto un versetto coranico che invita alla tolleranza e ha tralasciato di citarne altri che invece giustificano la violenza e che pure compaiono nel libro sacro dei musulmani. Il Papa non intendeva offendere la sensibilità religiosa di alcuno, ma far comprendere che oggi è necessario mettere in campo la ragione, bisogna interpretare quei testi e far emergere che l’ermeneutica giusta e ragionevole è quella che rifiuta la violenza e l’imposizione, che rifiuta l’odio e non giustifica il terrorismo bestemmiando il nome di Dio».
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